La “Grande fuga” di von Werra

Eccentrico, brillante, folle. Possedeva un cucciolo di leone prelevato dallo zoo di Berlino che portava sempre con se come mascot: Simba. Finì su decine di copertine di giornali dell’epoca, cosa che lo rese eccessivamente vanitoso, e il suo tentativo di fuga divenne leggenda. I suoi anni di guerra sono la sceneggiatura perfetta per un film di Hollywood; e infatti un film ne fecero.

Il Barone Franz von Werra, che si era arruolato nel 1939 e con la Luftwaffe aveva già partecipato alla campagna polacca: dove condusse la sua prima missione di mitragliamento a terra, apparteneva al Jagdgeschwader 3 (JG/3). Il 19 maggio del 1940 il suo stormo, che era stato trasferito sul fronte occidentale. Qui si scontrò per la prima volta con un gruppo di Hurricane della Belgian Air Component incontrati nei cieli di Arras, nei pressi del Pas de Calais. In quell’occasione von Werra mietè la sua prima vittima. Sempre nei pressi di Arras, una settimana dopo abbattè il suo prima aereo confermato: un Hurricane della RAF. Venne abattuto abbattuto 5 settembre del 1940 dallo Spitfire del P/O Stapleton appartenente al 603° Sqd. (o secondo un’altra versione dall’australiano Paterson Hughes del 234° Sqd.) mentre volava sul suo BF-109 E durante una missione nei cieli di Marden nell’Inghilterra meridionale. In seguito all’atterraggio di fortuna che ne preservò la vita, venne catturato dall’esercito inglese, condotto e interrogato al Kensington Palace a Londra, e tradotto al campo per prigionieri di guerra di Grizedale Hall, nel Distretto dei Laghi. Il 7 ottobre tentò la prima evasione con scarso successo: motivo per il quale in novembre venne trasferito nel più sicuro campo di Swanwick, nei pressi di Derbv.

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Inteso a evadere a tutti i costi, intraprese diversi tentativi di fuga, che si risolsero sempre in fallimenti più o meno brillati. Il più celebre e rocambolesco lo vide spacciarsi, una volta evaso, per un pilota olandese (dunque alleato) che era stato vittima di un incidente in volo durante una missione di massima segretezza su di un bombardiere Wellington. Sotto il nome di Capitano Albert van Lott – necessaria copertura per giustificare il suo accento da “crucco” – e indossando una tutta che si era fatto modificare da un altro detenuto – sarto da civile – si fece accompagnare dalla polizia inglese al più vicino campo d’aviazione (Hucknall, Nottinghamshire); dove tentò di rubare un aereo in rullaggio sulla pista, uno degli Hawaker Hurricane Mk.II che aveva abbattuto; per poter tornare in Germania e allo stesso tempo portare a termine con inaspettato successo un altrattanto rocambolesca operazione di spionaggio sugli apparecchi avversari. Fermato mentre era in procinto di decollare dal maggiore Boniface, che salto sull’ala impugnando il suo revolver d’ordinanza, venne trasferito via mare in Canada dove tentò nuovamente la fuga. Durante un trasferimento in una struttura di prigioni ad Halifax, saltò giù da treno prigionieri e riuscendo a nascondersi per giorni percorse a piedi 48km, fino al fiume San Lorenzo, che attraversò approfittando del ghiaccio per raggiungere gli Stati Uniti, a quell’epoca ancora neutrali. Gli USA lo espulsero clandestinamente in Messico, di lì viaggio in treno in Perù e Brasile.

L’ambasciata tedesca lo fece rimpatriare. Tornato in Germania come eroe il 18 aprile, venne promosso al grado di Hauptmann dal Fürher in persona. Riprese a combattere durante l’invasione dell’Unione Sovietica al comando del I°/JG 53° equipaggiando con i Bf-109F finché il 25 ottobre del 1941 , a causa di un guasto al motore, precipitò nel Mare del Nord  neo pressi di Vlissingen per non essere più ritrovato. Franz von Werra, 22 vittorie accreditate insignito della Croce di Cavaliere di 1° classe, passò alla storia come l’unico pilota tedesco ad essere evaso da un campo di prigionia britannico.

Quando il maggiore Boniface lo fece scendere dall’Hurricane puntandogli contro la canna della sua rivoltella Webley, Von Werra gli disse che avrebbe scommesso una stecca di sigarette che prima o poi sarebbe riuscito a tornare in Germania, e Boniface rilanciò scommettendogli contro una bottiglia di champagne. Mentre von Werra era in Brasile, in procinto di tornare imbarcarsi per l’Europa, si ricordò della scommessa vinta e inviò una cartolina alla base RAF di Hucknall, il destinatario Squadron Leader Boniface : gli doveva una bottiglia di champagne.

di Davide Bartoccini

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Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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