I fantasmi giapponesi: coloro che hanno combattuto per più di trent’anni con la storia

Birmania, Malesia, Borneo,Filippine, Thailandia, Manciuria, una distesa di isole e atolli sperduti nel tratto di Pacifico che divide il continente dalle Hawaii e va giù, fino a lambire la Nuova Guinea; questa la massima espansione dell’Impero del Sole Nascente, il Giappone, che con le sue mire voraci finì per trascinare nella seconda guerra mondiali gli Stati Uniti d’America. Le sorti del conflitto, ben note, portarono ad un graduale ripiegamento dell’esercito giapponese, ma qualcuno, in quella distesa infinita di  piccole terre emerse rimase disperso dietro le linee, senza radio e senza approvigionamento, o peggio: alla divulgazione della resa e della firma dell’armistizio con gli alleati – 2 settembre 1945, baia di Tokyo sulla corazzata USS Missouri – non volle credere ai comunicati, ai cifrati, alle migliaia volantini lanciati da centinai di aerei alleati in tutto le isole del Pacifico.

Per loro era soltanto un piano della propaganda nemica, una menzogna inaccettabile, la subdola tattica che li avrebbe spinti ad una resa disonorevole. La guerra, per tutti quei figli dell’Impero Giapponese non poteva essere finita così. Per lo loro la guerra sarebbe continuata fino alla morte secondo il codice etico del Bushidō: inizia qui la storia dei fantasmi giapponesi.

Chi come me ha adorato il simpatico film di Sergio Corbucci ‘Chi trova un amico trova un tesoro‘ non dovrà sforzarsi troppo per capire chi sia stato un fantasma giapponese: dal 1945 al 1989 migliaia di soldati che avevano prestato il giuramento di ‘non arrendersi’ per nessun motivo all’imperatore Hirohito, rimasero attestati sulle loro posizioni finché il tempo non gli avrebbe svelato che tutto era finito. Rintanati nei bunker sotterranei puntellati dal bambù, negli avamposti più isolati, dispersi in isole disabitata dopo l’affondamento delle navi sulle quali prestavano servizio o lanciati dai loro aeroplani abbattuti, datisi alla macchia nella giungla più inospitale per sfuggire al nemico o in attesa di nuovi ordini, tagliati fuori dalle comunicazioni con i comandi per via di radio difettose; in attesa di approvvigionamenti e avvicendamenti che non giunsero mai, erano stati “lasciati indietro” dalla storia – zan-ryū Nippon hei.

Protagonisti di queste vicende incredibili sono stati i 15.000 componenti di una divisione che si arrese nel 1949 in Manciuria; Hiroo Onada, arresosi nel 1974, isola di Lubang, dopo aver dato per decenni filo da torcere alle pattuglie di soldati filippini; Teruo Nakamura, arresosi 1974 a Morotai, Indonesia; Yokoi Shoichi, arresosi nel 1972 Isola di Guam, arcipelago delle Marianne; Fumio Nakahira, arresosi nel 1980 isola di Mindoro, arcipelago della Filippine. Decisi a non cedere la loro katana al nemico in segno di resa , trovarono il modo di sostentarsi e sopravvivere ‘da soli’, convinti dalla devozione a respingere per più di trent’anni un nemico che non sarebbe mai più tornato a stanarli.

È questo l’epilogo comune di fantasmi che oltre ad una guerra hanno provato a combattere la storia, la stessa storia che forse non ci riporterà mai notizie di altri come loro; deceduti e dimenticati per sempre dopo essere stati dati per dispersi. Magari ancora oggi nella fitta vegetazione di qualche sperduta isola che avete intravisto dal finestrino dei voli di linea presi quest’estate, mentre vi portavano in qualche località esotica nel Pacifico. Magari su quell’isola solitaria, paradiso vuoto, c’è ancora uno di loro. Un fiero novantenne un poco acciaccato, che si nutre di bacche e pesca, che imbraccia un vecchio fucile Type 99 e non ha mai visto lo schermo di un personal computer o il vassoio di un fast-food. Un uomo cui è stata data la possibilità di fermare il tempo e rimanere al nostro passato. Un onorevole soldato dell’Impero del Sol Levante che ha sacrificato tutta la sua vita per non tradire la parola data: quella di non indietreggiare. Mai.

di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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