Il Principe volante e la battaglia nella stratosfera: His High-Highness Galitzine

Mai il titolo di sua Altezza potrebbe essere stato più adatto per un principe. Emmanuel Vladimirovitch Galitzine, principe della casata Galitzine, era pronipote dello Zar Paolo I Romanov, nacque in Russia durante la rivoluzione bolscevica. La sua famiglia, come tutti i facenti parte dell’aristocrazia russa, fuggì in Europa in seguito ai drammatici risvolti della Rivoluzione d’ottobre stabilendosi a Londra, dove Emmanuel ricevette, nonostante la sua precaria condizione di esule, una buona educazione: integrandosi agevolmente nell’alta società londinese.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale aveva appena compiuto 21 anni e decise di arruolarsi in aviazione avendo sempre sognato di volare per la  RAF. L’attacco sovietico alla Finlandia tuttavia lo spinse ad abbracciare la causa anti-comunista, che odiava come responsabili della cacciata della sua famiglia dalla sua patria. Venne accettato nella Suomen ilmavoimat ( forze aeree finlandesi), trasferendosi sulla Linea Mannerheim(*) e prendendo parte alla Guerra d’Inverno. Quando ricevette da un suo superiore, amico di suo padre , la notizia che la madre era rimasta uccisa in uno dei blitz della Luftwaffe a Londra, decise di voler far ritorno in Inghilterra a tutti i costi in per combattere i tedeschi, che nel frattempo accoglievano come alleata la Finlandia. Il suo ritorno in Inghilterra fu un’odissea. S’imbarco per Boston con un passaporto finlandese sotto falsa identità, spacciandosi per un immigrato, ma al consolato inglese dove domandò di venire rimpatriato in Gran Bretagna venne rifiutato. Tentò il passaggio attraverso il Canada, ma venne rifiutato nuovamente. Li si imbarcò come marinaio su una nave diretta in Scozia, ma una volta giuntovi venne arrestato poiché sospettato d’essere una spia. A quel tempo suo padre lavorava per l’Intelligence britannico (MI5), e poté scagionarlo facilmente per farlo riquadrare nella RAFVR (Royal Air Force Volunteer Reserve). Nel 1941  venne assegnato come pilota di Spitfire al 504′ Sqd. in Irlanda del Nord. Nel 1942 il F.O. Galitzine venne assegnato al distaccamento “High Altitude Flight” di stanza a Northolt come pilota sperimentale di intercettori d’alta quata. L’obiettivo era contrastare la minaccia dei tedeschi che operavano ad alta quota con i nuovi bombardieri Ju 86P ( modifica con maggiore apertura alare della R). La RAF che fino a quel momento non aveva una difesa adeguata a contrastare le incursione tedesche che operano ad altitudini superiori a 40.000 piedi impiegò quindi dei Supermarine Spitfire MK. IX (*) del lotto Velature VC convertiti con nuovi motori Merlin 61. I velivoli designati erano stati spogliati di tutto il superfluo, come parte della corazzatura, per permettergli un veloce approccio nell’intercettazione ad altissima quota. Erano stati privati in oltre delle mitragliatrici, lasciando solo la coppia di cannoncini Hispano da 20mm, ed erano stati ridipinti secondo Galitzine di una “speciale vernice ultra leggera”, che però si suppone altro non fosse che la livrea PRU Blue assegnata a tutti gli intercettori d’alta quota e ricognitori fotografici.

 

La battaglia nella stratosfera

Il 12 settembre 1942, il BS273 pilotato da Galitzine, intercetta bandit ad altaquota identificandolo poi come un Ju86R (pilotato da Fw Horst Götz e comandato dal tenente Erich Sommer) in rotta a 41.000 ft sopra Southampton. Il bombardiere tedesco accortosi d’esser stato intercettato si portò all’altitudine di 43.000 piedi, credendo di seminare qualsiasi caccia in forza alla RAF, ma Galize portatoglisi in coda a 43.000 ft. lo ingaggia aprendo il fuoco registrando il combattimento aereo alla maggiore altitudine di tutto il conflitto. Purtroppo Galitzine riuscì a malapena usare il suo armamento; uno dei due Hispano era rimasto vittima del congelamento dovuto all’altitudine. Questo lo costrinse a fare fuoco con il singolo cannone di dritta, portando il veivolo fuori rotta ad ogni raffica. “Cadeva letteralmente dal cielo ad ogni colpo” – e la scia di vapore gli nascondeva completamente il bersaglio. Riuscì a mettere a segno solo un colpo all’ala sinistra del Junkers, ma questo bastoò per fargli sganciare preventivamente il carico di bombe per alleggerirsi e mettersi in fuga. Rivelandosi vulnerabile agli intercettori d’alta quota della RAF, la Luftwaffe abbandonò l’ipotesi di lanciare ulteriori attacchi di quel genere contro l’Inghilterra. Lo stesso Horst Goetz, il pilota tedesco che si confrontò con Galitze, gli confermò trent’anni dopo durante il loro incontro che il successo della sua azione aveva destato un effetto di deterrenza talmente notevole da condizionare tutto il proseguimento delle missioni dei Junkers 86. In seguito a questa missione Galitze continuò a volare sugli intercettori d’alta quota Spitfire MK.VIIs del 124′ Sqd. Prese poi parte all’Operazione Rag con il 308 Sqd. polacco, parlando un evidente russo nelle comunicazioni radio per far credere alle intercettazioni nemiche che un contingente sovietico operasse già in Europa. Abbattè un FW-109 durante una ricognizione sulla Manica e dopo due anni di servizio operativo venne assegnato come assistente personale del Air Vice Marshal Sir William Dickson. In seguito trasferito al comando dello Sqd.83 per la pianificazione dell’invasione della Normandia. Quando Dickson venne frettolosamente assegnato in Italia, data la sua conoscenza dell’italiano, lo seguì di nuovo come attendente (mentre era di stanza in Italia fu testimone diretto della liberazione di Roma).Finì la guerra in Corsica. Dopo la guerra continuò a volare nella Raf, a Malta e in India.

di Davide Bartoccini

 

 

* Note sul velivolo: Poiché non sono presenti fotografie dei due Spitfire d’alta quota del High Altitude Flight di stanza a Northolt, il colore e marcature disponibili sono basate su ricordi personali di Galitzine che ha sempre descritto il colore del suo aereo come una tonalità particolare di blu “simile a Cambridge Blue”. Alcuni autori hanno suggerito che il colore reale avrebbe potuto essere PRU blu. Essendo tuttavia il PRU blu molto differente come tonalità dal Cambridge blu la questione resta irrisolta. Per quanto riguarda la targa del velivolo: BS273 è stata modificata per errore in BF273 durante un ripittura del apparecchio. Medesima numerazione assegnata ad un Bristol Blenheim.

*errata corrige – Mannerheim è una linea difensiva

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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