Boyington: la pecora nera che volava nei Marines

C’era una volta un asso, un asso in una bottiglia.. volato verso oriente da una piccola cittadina con un nome dolce, dolce come Coeur d’Alene, in quello stato che porta il nome di una bugia: l’Idaho. Gregory “Pappy” Boyington amava il volo fin da quando era ragazzo. Leggeva solo libri che raccontassero di piloti da caccia della prima guerra mondiale, costruiva modellini di biplani, e tanto disse tanto fece, che nel 1936 divenne un pilota del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Certi americani sono dei cowboy nati, e Boyigton sapeva fare solo una cosa meglio di bere e boxare.. volare. Questo lo spinse ad offrirsi subito volontario per entrare nell’American Volunteer Group: un gruppo di ‘contractors volanti’ finanziato inizialmente da una società civile che rispondeva al nome di CAMCO (Central Aircraft Manufacturing Company).

Il 1st AVG, più noto con il soprannome di “Tigri Volanti“, era un corpo volontario formato per espresso volere del presidente Roosevelt, che dal 1934 rispondeva agli ordini del comandante Claire Lee Chennault e volava in Birmania sui Curtiss P-36 Hawk e sui P-40 Warhawk. L’obiettivo era quello di dare del filo da torcere all’aviazione dell’Impero Giapponese lungo la Burma Road e di appoggiare militarmente la Cina nazionalista di Chiang Kai-shek mentre gli Stati Uniti erano ancora neutrali. La paga per un volontario dell’AVG ammontava a 675 dollari al mese (equivalente di 5.000 $ di oggi), più: un premio di 500 dollari per ogni avversario abbattuto e confermato. Pappy, che doveva mantenere un ex-moglie dalla quale aveva avuto 3 figli, e aveva  accumulato abbastanza debiti da dover scappare dall’altra parte dell’oceano anche senza offerte di lavoro, dato lo stile di vita che faceva, non se lo fece ripetere due volte. Appena arruolato s’imbarcò a San Francisco insieme ad altri volontari, tutti sotto falso nome, e spacciandosi per dei piloti destinati alle tratte orientali della compagnia aerea olandese KLM raggiunse l’Asia.

Mentre volava con le Tigri Volanti Boyington venne accreditato delle prime vittorie in carriera: 2 aerei giapponesi distrutti in combattimento (Nakajima Ki-27), e 1 e 1/2 a terra. Ma quella non era guerra, era più un passatempo, trascorso tra acrobazie da circo aereo e il tiro a segno sui pali dell’elettricità incontrati durante il volo di rientro alla base. Per questo forse i rapporti con i piloti della RAF che servivano a Burma nel SEAC erano pessimi. Boyington si domandava ripetutamente come facessero ad essere così snob quegli inglesi: che disprezzavano il loro aiuto anche se stavano chiaramente perdendo la guerra. Finì ad azzuffarcisi spesso, in aria come davanti al bancone dei bar di Burma. Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, nell’aprile  del 1942 Pappy rompe il contratto con l’AVG e fa ritorno all’US Marine Corp. Per combattere una guerra vera.

Data la sua età, 30 anni, e le frizioni accumulate con i superiori dell’AVG per condotta disdicevole e per la sua praticamente perpetua assuefazione ai fumi dell’alcool, Boyigton viene inizialmente respinto e solo in un secondo momento destinato al compito di istruttore. Tornerà in prima linea per merito di uno ‘scherzo del destino’ disse lui. Era il maggio 1943 quando venne scelto da Elmer Brackett per essere il suo attendente al VMF-222, che volava sui  Vought F4U-1 Corsair nel Pacifico. I suoi compiti erano prettamente logistici e la sua permanenza si consumò praticamente tutta a terra. Non incontrò nemmeno un giapponese per quasi un anno. Dopo aver vagabondato per diverse squadriglie, e aver trascorso la convalescenza per una rognosa frattura alla caviglia che poteva costargli le ali di pilota per sempre, i piani alti accettarono la sua bislacca proposta di creare una nuova squadriglia con tutti gli avanzi come lui che avrebbe trovato in giro per il Pacifico. Sarebbero diventate le “Black Sheep“: le pecore nere del VMF-214 fighter squadron. Lo squadron comandato dal ‘Nonno‘, come lo chiamavano gli altri piloti di norma più giovani di lui di almeno un decennio, faceva base alle Isole Russel e il 16 settembre del 1943 ricevette il battesimo del fuoco durante una missione di scorta nei pressi di Bougainville. Quel giorno Boyigton abbattè 4 di quei temibili ‘Zero’ , i Mitsubishi A6M.

Le danze erano ricominciate nel migliore dei modi per Pappy Boyington  che abbattè 14 aerei nemici in soli 32 giorni. Il 17 ottobre del ’43 le pecore nere attaccarono l’aerodromo di Kahili, nella punta meridionale di Bougainville. Il verdetto, oltre gli aerei e le attrezzature distrutte a terra, fu di 20 velivoli nemici abbattuti contro nessuna perdita. “Abbatteremo un aereo giapponese per ogni cappellino autografato che ci invierete” – Scriveva Boyigton alle squadre di baseball che giocavano le World Series. Ne arrivarono 20, ma gli Zero che cadevano sotto i colpi delle pecore nere erano molti di più.

Il 3 gennaio del 1944 Boyigton era inspiegabilmente sobrio, faceva molto freddo e lui ed un gregario dovevano volare su Rabaul. Il suo Corsair siglato con l’86 non voleva saperne di partire e deve prenderne un altro. Pessimo presagio per un pilota. Poco dopo le 8.00 è già tra le nuvole in cerca di far danni: ormai il punteggio è una sfida tra i piloti che volevano aggiungere  a tutti i costi un’altra “Kill Score” sotto l’abitacolo del loro caccia. Pappy ormai aveva 25 bandierine con il Sole Nascente sulla carlinga.. una per ogni nemico abbattuto.

Durante la sortita lui e il suo gregario George Ashmun vennero sopraffatti.. Mentre cercano di fuggire dagli Zero volando a pelo d’acqua una raffica butta giù il suo gregario e Pappy si trova a volare disperatamente solo, facendo lo slalom tra i proiettili che alzano ovunque attorno a lui alti zampilli d’acqua. A 100 mt. dal pelo dell’acqua, con un incendio in cambina, Gregory, il Nonno, salta fuori dalla cabina e tira la corda del paracadute che a malapena ha il tempo di aprirsi per metà, sbattendolo su un mare di cemento. È ferito e scombussolato dal salto che lo vede vivo per miracolo.. Appena riprende i sensi gonfia il battello di salvataggio perché il giubbotto salvagente è pieno di buchi ed è inservibile. Ma la partità non è finita.

Un gruppo di quattro Zero, tra quali forse c’è Masajiro Kawato, che ne ha rivendicato l’abbattimento, lo ha individuato e a turni gioca a mitragliare il pelo dell’acqua. Anche stavolta resta vivo per miracolo, il suo sangue sioux-irlandese è buon sangue e quel giorno si guadagna la Croce della Marina.

Sarà recuperato poco dopo da un sommergibile giapponese emerso nelle vicinanze. È salvo ma prigioniero, e ai POW (prisonier of war) alleati finiti delle mani dei giapponesi non spetta un futuro roseo. Resistere agli interrogatori e alla guerra psicologica intrapresa dai carcerieri giapponesi e dai membri del Kempeitai era uno sforzo sovrumano, e i piloti alleati non erano stai preparati adeguatamente. Dal campo di prigionia di Truk, pesantemente bombardato dalla Marina americana durante l’Operazione Chicco di grandine, viene trasferito al campo di Ofuna, dove condividerà la prigionia con l’ex corridore olimpico Louis Zamperini (abbattuto su un B-24), per terminare la sua prigionia del campo di Omori, vicino Tokyo. Qui Pappy attraverso il parlottio dei carcerieri apprende le notizie del mondo al di fuori del filo spinato: Roosevelt era morto, la Germania si era arresa, e una sola bomba era stata capace di distruggere un’intera città. Assurdità, baggianate? Chi poteva dirlo. Le incursioni dei B-29 aumentavano e questo dava grande speranza ai prigionieri, che guardavano quegli uccelli alati d’alta quota e sembravano fatti d’argento. Il 29 agosto del ’45 i Marines liberavano i campo di Onori.. e Pappy Boyigton, che era stato dato per disperso in azione, tornò alla vita.

Venne accreditato della sua ultima vittoria, la ventiseiesima, insignito della Navy Cross dal presidente Truman.. E non appena tornato in patria la squadriglia diede una grande festa in suo onore: le foto finirono addirittura sul settimanale LIFE. Tra un drink e l’altro Pappy finì prima a fare l’arbitro di wrestling, poi il venditore di birre per una piccola marca, scherzo del destino. Fù anche consulente dell’attore che doveva interpretare le sue gesta di aviatore in una serie televisiva “Baa Baa Black Sheep“. Scrisse anche due libri e si spense nel 1988, gli anni d’oro.

A me piace pensarlo come nel giorno in cui, sotto le bombe dei giapponesi che distrussero il bar che era solito frequentare in Birmania ai tempi delle Tigri Volanti, finì in un rifugio anti-aereo insieme a un pilota della RAF con il quale si stava azzuffando, questo però non prima di aver agguantato due bottiglie di brandy dalla cambusa..  Pare che sorridendogli, gliene offrì una.

di Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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