Quello spaccone di ‘Buzz’ Beurling: il Falcone Maltese

Lo smargiasso; mani in tasca, capelli sempre spettinati, lunghe e profonde fosse scavate sulle ampie guance. Il ribelle; solitario e perennemente assorto, a masticare a bocca aperta una gomma americana, con gli occhi celesti rivolti al cielo. George Beurling, il ‘Falcone Maltese’, non è molto apprezzato dalle nostre parti, e non è difficile capire il perché: nel luglio del 1942, quando l’isola di Malta era assediata dall’Asse, abbattè 24 avversari in 14 giorni.. 9 dei quali erano valorosi piloti della Regia Aeronautica. Lui non si fece troppi scrupoli, nemmeno a posare sorridente con la deriva di un Macchi 202 che esibiva lo stemma dei Savoia come trofeo: ma del resto come dicono i tedeschi “Krieg ist Krieg”

Nato a Verdun, in Canada, da piccolo George aveva una sola e unica aspirazione: volare, e fece di tutto per coltivare il suo sogno.“Da quando ho ricordi, il decollare degli aerei e il loro librarsi nel cielo sono sempre stai l’inizi e la fine dei mie pensieri. La mia unica ambizione” Confessò in un’intervista. Marinare la scuola per andare a guardare i piccoli aerei che si libravano sopra al campo di volo vicino alla cittadina era il suo passatempo preferito insieme al leggere libri sugli assi della prima guerra mondiale per apprenderne le tattiche. Di pomeriggio poi, si chiudeva nella sua stanza a costruire modellini di aeroplano da vendere per mettere da parte i soldi con i quali avrebbe pagato le sue lezioni di volo. A chiunque gli desse più di un istante della sua attenzione, il piccolo Beurling iniziava a raccontare delle tattiche dei grandi cavalieri dell’aria che avevano fatto la storia nei cieli di Francia, e anche per questo diventò lo zimbello del paese. I bambini della scuola lo prendevano in giro, lo seguivano fino a casa per infastidirlo ,e questo contribuì a rendere la sua infanzia poco felice e molto solitaria. Il suo carattere da lupo si forgiava intorno ad una passione singolare in tempo di pace.

Divenne pilota, ma Beurling non voleva fare il pilota civile, lo reputava noioso e ripetitivo. Non appena ottenne il brevetto, rubò una macchina per scappare in America con la speranza di farsi ingaggiare nell’American Volunteer Group, che spediva piloti in Manciura e Birmania a combattere i giapponesi sottobanco. Ne ricavò solo un mesetto di prigione e l’espatrio forzato che lo riportò dritto dritto a casa. Allora punto la sua attenzione a voler combattere i comunisti. Non appena venne a sapere che i russi stavano invadendo la Finlandia, George appena diciottenne corse all’ambasciata finlandese di Montreal per sapere se un pilota volontario potesse fargli comodo; loro furono così folli di dargli anche il benestare: ma solo a patto che i genitori gli avessero dato il permesso. Ovviamente non lo diedero, e George si perse un’altra guerra, rassegnandosi ad arruolarsi in pace nella Royal Canadian Air Force, dove fin dal primo momento non suscitò la simpatia proprio di nessuno. Ma la situazione in Europa si riscaldava, e la RAF,  impegnata a mandare i primi caccia nella Francia invasa dalla Germania nazista, aveva un disperato bisogno di piloti in vista dell’inevitabile. Determinato a raggiungere i duelli aerei che bramava fin da bambino, s’imbarcò su una nave di munizioni sfidando gli U-boat tedeschi che affondavano indisturbati la metà dei convogli diretti nel vecchio continente e raggiunse  l’Inghilterra per arruolarsi. Raggiunta Glasgow si catapultò nell’ufficio di reclutamento della RAF, ma una volta mostrato il suo enorme talento nel volo un cavillo gli impedì l’arruolamento: George non aveva portato con se il certificato di nascita. Non gli restò che riattraversare l’Atlantico due volte sui bastimenti attaccati dai tedeschi come topi in un barili, e miracolosamente incolume dopo che un siluro aveva colpito la nave sulla quale viaggiava, tornare nello stesso ufficio di reclutamento con il maledetto certificato. Quella volta nessuno gli poté impedire di fare il primo passo per diventare un pilota da caccia. Si perse la Battaglia d’Inghilterra, ma assegnato al campo di addestramento di Hawarden, nel settembre del 1941, entrò subito nella grazie dell’asso britannico James Ginger Lacey (30 abbattimenti su Hurricane, tra cui l’Heinkel 111 che stava per colpire Buckingham Palace). Ad Hawarden concentrò la maggior parte del suo tempo nello studio di tiro, nella stima delle distanze, nella balistica dei proiettili e nella loro traiettoria curva: ormai nel suo subconscio volo e tiro erano come il respiro, un uomo respira durante ogni azione della sua vita, eppure non ci bada.. è un inconscio automatismo.

Assegnato al 403° Squadron, di stanza nell’Essex, condusse sugli Spitfire le prime missioni di scorta a bombardieri in volo sulla Manica, ma senza mai incontrare il nemico. Non gli riuscì di sparare nemmeno un colpo. Trasferito al 41° Squadron, il primo maggio del 1941 ebbe finalmente il suo battesimo del fuoco sopra Calais, e attaccato alle spalle da una formazione di cinque Focke-Wulf 190, tirò dritto verso il sole, lasciò che l’avversario in velocità d’attacco lo superasse tirando appena dietro la barra, e appena lasagna nera entrò nella croce di collimazione la fece esplodere in una palla di fuoco. Due giorni dopo fu la volta di un altro Fw 190. Da ultimo arrivato, a Beurling era affidato il ruolo di ‘tessitore‘ nella formazione: l’ultimo di una formazione di 5 apparecchi suddivida in due gruppi, dunque il primo a cadere sotto i colpi di una formazione nemica. L’abbandono della formazione gli causò fin da subito problemi con i superiori che lo detestavano e lo accusavano di essere un incosciente totalmente inadeguato al ‘gioco di squadra’. Ma George, convinto di avere un serbatoio perennemente pieno di ragione, se ne infischiava altamente delle punizioni inflittegli dai superiori, e non appena vide che in Inghilterra le cose si mettevano male, si offrì volontario per un posto vacante oltre mare. Imbarcatosi  a cuor leggero solo sette giorni dopo venne a conoscenza della sua destinazione. Era l’Isola fortezza di Malta: un avamposto sotto assedio in mezzo ai domini dell’Asse che controllava tutte le coste del Mediterraneo.

Schermata 2016-07-01 alle 21.08.05

Malta era irraggiungibile per ogni tipo di nave alleata e l’unico modo per portarvici dei rifornimenti, compresi aerei a rinforzo della guarnigione che teneva strenuamente l’isola , era ‘via aria’. Per questo tutti i piloti e gli Spitfire Mk.Vc (dotati del particolare filtro tropicale) con quella destinazione venero lanciati dalla portaerei HMS Eagle non appena raggiunto il limite di 600 miglia di distanza dall’isola (Operazione Pedestal). Gli Spitfire destinati a Malta non erano aerei predisposti per il decollo dal ponte di una portaerei, e solo portarli in aria era un’impresa: il decollo doveva essere effettuato a tutta manetta, con il velivolo inclinato artificialmente, e il freno tirato in attesa del comando di decollo. Ignorate le comunicazione dei tedeschi cercavano di impartire ai piloti finti ordini in inglese, con l’intento di portali fuori rotta e di farli cadere in mare aperto, Buerling e la maggior parte dei piloti riuscirono a raggiungere l’isola sotto un benvenuto esplosivo per gentile concessione dei bombardieri dell’Asse che distrussero gran parte degli Spitfire inviati dall’Inghilterra in fase di atterraggio o in fase di rullaggio per andarli a  prendere. Era il 9 giugno del 1942. Beurling era stato assegnato al 249° Squadron di stanza alla base aera di Takali, un inferno di sabbia e caldo, dove le poche baracche che fungevano da dormitorio, mensa e comando, spiccavano tra le piazzole parzialmente difese da antichi muri di pietra e sacchetti di sabbia che accoglievano gli Spitfire in perenne allerta. Le  giornate si trascorrevano all’ombra dell’ala degli apparecchi che intorno a metà giornata diventano incandescenti, in attesa di un ordine di scramble per impedire ai Ju88 e ai SM79 di radere al suolo quel poco che rimaneva sull’isola. Preavviso di 1 minuto e pochi vestiti indosso, a volte un paio di calzoncini e niente camicia sotto al giubbotto salvagente.

Spitfire-on-Malta

Il 6 luglio Beurling entrò nel vivo dell’azione. Abbattendo in un solo giorno un Macchi 200 ‘Saetta’, danneggiando pesantemente un bombardiere CANT Z.1007 ‘Alcione’ e abbattendo un BF-109 G-6 si guadagnava il titolo di ‘asso‘. Ai comandi di diversi Spitfire ( il BR173/T-D , BR170/C-25, BR301/UF-S, EP706/T-L), ‘Screwball‘ Beuriling, soprannome che gli avevano affibbiato in squadriglia dopo averlo sorpreso ad uccidere mosche inveendogli contro con una certa veemenza, continuò ad ottenere successi per tutto il mese. Il 14 luglio, nonostante fosse bersagliato da un aereo che lo puntava dritto in coda, abbatté il suo primo Reggiane Re.2001. Il 27 luglio abbatté il Macchi Mc.202 “Folgore” dell’asso da caccia italiano Furio Niclot Doglio, il suo gregario Faliero Gelli e in una seconda sortita 2 BF-109: per questo venne insignito della DFC, Distinguished Flying Cross.

“Gli Eyeties (‘italiani’ in slang, ndr) sono relativamente facili da abbattere. Sono estremamente coraggiosi, glie ne va dato atto – molto più dei Jerries (‘tedeschi’ in slang ndr)- ma le loro tattiche non sono buone. Sono bravi gli italiani, sì, ma si esibiscono in looping e altre acrobazie inutili quando sono in difficoltà” Spiegava Beurling.

Le tattiche di Beurling si incentravano sul suo talento naturale di pilota; manovrava il suo Spitfire con una semplicità innata fino a 250 yarde dall’obiettivo che desiderava, non quello più facile, quello di coda alla formazione, o quello che gli veniva comandato: puntava a quello che desiderava ‘cacciare’; si sganciava dalla formazione, irrompeva nelle fila nemiche e apriva il fuoco con i suoi Hispano da 20mm mirando alle bombole dell’ossigeno o al serbatoio del carburante dell’avversario, che era spacciato. La sua abilità nel “deflection shot“, il tiro in deflessione, che consiste nello sparare una raffica in un punto ‘immaginario’ del cielo dove si prevede sarà l’aereo bersagliato nella ‘prossima’ manovra evasiva, portava sempre a segno le sue brevi raffiche da 2 secondi. Per allenare i suoi riflessi, lo ‘Svitato’, passava il tempo a bighellonare intorno al campo di volo di Takali a caccia di lucertole. Appena ne scovava una si metteva ad una distanza tale da simulare la grandezza di un caccia tedesco in volo, tirava fuori la sua rivoltella calibro .38 e con un solo colpo la faceva saltare in aria. In quanto a tattiche evasive, quando aveva avversari in coda che iniziavano a destargli preoccupazione, Beurling portava il suo Spifire in stallo tirando improvvisamente a se la barra. Questa brusca manovra portava lo Spit a rovesciarsi scendendo a vite, spiazzando il più delle volte l’aggressore che non riusciva a seguirlo. Ma Beurling non era invincibile. Durante la sua permanenza sull’isola di Malta venne abbattuto quattro volte.  Il 14 ottobre del ’42, durante la sua ultima sortita nei cieli del Mediterraneo, venne abbattuto dall’Obfw Riker del 4/JG53 o dal Ltn Karl von Lieres del 2/JG27 durante un dogfight a sud di Zonqor Point. Seriamente ferito al tallone si lanciò dopo una furiosa discesa di 18.000 piedi, quando ormai l’impatto con l’acqua era imminente. Venne recuperato poco dopo da una lancia di salvataggio che lo sorprese a galleggiare  nel suo ‘Mae West’ in completo stato di shock, alla disperata ricerca della bibbia che sua madre gli aveva donato, e che lui portava sempre con se.

A causa delle gravi ferite riportate venne evacuato da Malta con altri piloti feriti, ma il Liberator sul quale viaggiavano caddè a causa del forte maltempo. Accortosi dell’impatto imminente attraverso rumori e balzi che il suo ‘sedere’ ormai conosceva a memoria, aprì il portellone pochi istanti prima dello schianto e insieme ad altri due superstiti  si buttò in mare, nuotando fino alla riva e salvando un’altra volta la pelle. In seguot a questo ennesimo incidente passò molto tempo in ospedale e rimpatriato in Canada venne costretto a decine di interviste e lunghi tour per vendere ‘buoni di guerra’.

“Questo lavoro è così noioso, che se mi chiederanno di rifarlo, li manderò all’inferno, oppure chiederò come minimo una commissione sulle obbligazioni che vendo”

Alex Gray

Riacquisita l’idoneità al volo nella primavera del 1943, dopo essersi sposato nel frattempo, George decide di tornare in Europa a combattere i tedeschi. Riammesso del 403° Squadron, equipaggiato con Spitfire Mk.IX, dimostra fin dal primo momento di aver perso il pelo, ma non il vizio. Il capo squadriglia raccontava che il suo era il classico comportamento del ragazzo insicuro che pur di mettersi in mostra farebbe ‘qualsiasi stupidaggine gli capiti a tiro‘. La guerra aerea nei cieli dell’Europa del 1944 era molto diversa da quella a cui Beurling era abituato a Malta: enormi formazioni di aerei alleati in continua superiorità aerea lasciavano poco spazio alle sue bravate. Ciò nonostante in più di un occasione George, avvistati dei solitari Fw 190, si sganciava dalla sua posizione di tessitore, li inseguiva e li abbatteva senza che nessuno se ne accorgesse, tornando in formazione e raccontando l’accaduto solo una volta tornato alla base. Tacciato di bugiardia, venne preso sul serio solo dopo lo sviluppo della pellicola della telecamera alare che in una di queste ‘occasioni’ aveva immortalato l’abbattimento. Ciò ovviamente non piacque ai superiori. Una moderna analisi avrebbe probabilmente riscontrato in lui un ‘disturbo da stress post-traumatico’ dovuto alle dure privazioni e alla continua tensione alla quale era stato sottoposto durante l’assedio di Malta. La perdita di molti compagni, tra i quali il suo migliore amico, il pilota franco-canadese Jean Paradis, lo avevano ulteriormente indurito, e il suo carattere già duro e solitario era ulteriormente peggiorato. Raggiunta la quota di 31 vittorie, migliore asso da caccia canadese di tutti i tempi, venne allontanato dalle missioni operative per la sua perenne condotta insubordinata, e per la totale inadeguatezza al gioco di ‘squadra’. Chiese più volte di essere abilitato e trasferito in una squadriglia equipaggiata con i nuovi P-51D Mustang, ma a causa del suo carattere sprovveduto e irrascibile, in rotta con i superiori, venne sempre rifiutato.“Se finisse su un Mustang, sarebbe capace di arrivare fino a Berlino per trovare un caccia tedesco da tirare giù, finirebbe senz’altro per farsi ammazzare” convenivano i suoi superiori. Declassato ai voli di addestramento sui piccoli biposto Tiger Moth, in seguito alle ripetute diffide ottenute per le sue acrobazie spericolate a meno di 150 metri dal suolo, venne costretto al congedo con onore. Tornato in Canada provò senza successo a farsi arruolare nell’USAF con il solo desiderio di tornare in Europa menar le mani su un Mustang. Ma ormai non c’era necessità di piloti. Dì li a poco la guerra in Europa giunse a termine, con un’insana delusione di Buerling, per il quale era finito l’unico ‘gioco’ al quale sapeva, ma soprattuto voleva, giocare. Il suo matrimonio di guerra con Diana W.Gardner era già sfociato in divorzio, la famiglia non voleva sapere nulla di lui, e Lui, completamente incapace di riadattarsi alla vita in tempo di pace, finì con il chiedere le elemosina agli angoli di Verdun: scroccando pasti in cambio di racconti, e sfruttando la sua fama per ‘tirare a campare‘ qualcuno avrebbe detto.

Quando nel 1947 venne a sapere dal suo vecchio compagno d’armi, Moshe Cohen, che la neonata Israeli Air Force cercava piloti esperti per combattere mezzo Medio Oriente nella guerra Arabo-Israeliana. Non se lo fece ripetere due volte, firmò e attraversò nuovamente l’Atlantico: direzione l’Europa, e di lì l’Israele che finalmente gli avrebbe affidato il P-51 Mustang che tanto desiderava. Il 20 maggio 1948, all’aeroporto romano dell’Urbe, George ‘Buzz’ Beurling, ventiseienne con 4.000 ore di volo, una DFC appuntata sul petto e 31 vittorie confermate, è hai comandi del Norduuyn Norseman che lo avrebbe portato di nuovo in guerra. Appena il carrello stacca dalla pista, un motore va in fiamme, l’aereo sbanda, George cerca disperatamente di portarlo giù; l’aereo va in testacoda e finisce fuori dalla pista in una gigantesca e incandescente palla di fuoco. I suoi resti, e quelli di Leonard Cohen, sono irriconoscibili. Nessuno può confermarlo, ma il primo pensiero è l’ipotesi di un sabotaggio: i palestinesi non potevano permettersi un avversario come il Falcone Maltese. Il Falcone andava ucciso a terra, dove era più debole.

Schermata 2016-06-27 alle 18.18.03

George Buerling aveva alle spalle 9 atterraggi d’emergenza andati a buon fine, il decimo gli fu fatale. Il giorno dopo la notizia prese la prima pagina del Montreal Gazette. A Roma ricevette un imponente funerale militare con tutti gli onori che si debbono ad un avversario tanto illustre, ma la sua famiglia non vi partecipò, e non vi partecipò nemmeno la sua ex moglie. Di quel giovanotto insicuro e sbruffone, di quel ragazzo solo, assetato di sangue e di adrenalina, non restava che un cumulo di cenere che nessuno voleva, e che per due anni e mezzo nessuno reclama; un cumulo di cenere stipato ordinatamente nel deposito del cimitero del Verano a Roma. Verrà tumulato in un secondo momento nel cimitero acattolico, che all’ombra della Piramide Cestia ospita poeti ed artisti, come Keats ,il suo inseparabile amico Shelly e un ‘certo’ Gramsci. I suoi resti mortali giacciono lì fino al 9 novembre 1950, quando vengono portati in Israele per ricevere di nuovo gli onori militari ed essere seppelliti sotto il drappo bianco e celesta nel quale si staglia la stella di Davide. Nel cimitero di Zahal, ai piedi del Monte Carmelo riposa tutt’oggi il סרן George Frederik Beurling: quel coraggioso indomito spaccone che altrimenti in vita non avrebbe saputo darsi pace. “Odio questo secolo con tutto il mio cuore. Un uomo può morire di sete in esso” aveva sottolineato da ragazzo su di un libro letto e riletto, che un pilota malinconico aveva scritto. Quell’altro pilota, che già riposava sonni eterni sul fondo del Mediterraneo, si chiamava Antoine de Saint-Exupery.

di Davide Bartoccini

Questo articolo è stato scritto per la testata www.difesaonline.it

 

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
Nessun Commento

Pubblica un Commento