La misteriosa storia di Richard Cox, il primo vero “JASON BOURNE” americano

Sono le 16 e 45 del 7 gennaio 1950. Nel dormitorio B-2 della prestigiosa accademia militare di West Point, un telefono squilla insistentemente. Peter Hains, un giovane cadetto rimasto nel dormitorio che occupa il lato nord di quell’imponente struttura risalente alla rivoluzione americana, ancora a ‘guardia’ dell’America dalla riva ovest del fiume Hudson, risponde. La voce dall’altro capo della cornetta è agitata e scostante, cerca Richard Colvin Cox, cadetto classe 1949 nato a Mansfield, Ohio.

Cox è fuori – “Be’, quando rientra digli che George ha chiamato. Ci siamo conosciuti in Germania, che passi da me in albergo”.

Al suo ritorno Cox riceve il messaggio, firma il registro del B-2 indicando che avrebbe cenato fuori dal campus e incontra ‘George’ nella Grant Hall, l’area aperta ai visitatori. R.C. Cox nel 1950 ha 21 anni, è di bell’aspetto, con un sottile ghigno sornione, piccole orecchie sporgenti e una lunga cicatrice sul gomito sinistro. È ambizioso e ben visto da tutti. Ha una fidanzata, una ragazza di nome Betty, anche lei di Mansfield, Ohio, e ha promesso di sposarla.

Dopo essersi diplomato nel 1946, ha servito nel 6th Constabulary Reggiment dell’Esercito, sezione S-2 (Intelligence), di stanza Coburgo, in quella Germania Ovest a due passi dalla ‘Cortina di Ferro’. I compiti del Reggimento Constabulary, secondo il giornalista militare H.Maihafer, cadetto a West Point nel 1949, consisteva fondamentalmente nel “sorvegliare i checkpoint di frontiera e pattugliare la zona di occupazione” sita a poche centinaia di metri dal muro di filo spinato e dai campi minati sorvegliati notte e giorno dai sovietici. Nel 1947 Cox chiese di essere ammesso a West Point, accettato, dopo due anni di servizio in Germania viene rimpatriato per iniziare a seguire i corsi preparatori dell’USMA (United States Military Academy).

Sabato 7 gennaio 1950 ‘Dick’ Cox incontra il suo vecchio amico George, ma i due non vanno a cena, rimangono nell’auto dell’uomo in sosta nei pressi del bosco a bere whisky, si scolano un’intera bottiglia. Al suo rientro al B-2 Cox è visibilmente ubriaco, firma il registro delle presenze, fa un doccia per smaltire gli effetti dell’alcool, e poi fa una cosa strana: falsifica l’orario della sua uscita sul registro. Le 19.23 diventano le ‘18.23’, come a voler far credere che in realtà avesse cenato con gli altri cadetti. Questo ‘dettaglio’ però verrà scoperto solo anni dopo da un agente della Criminal Investigation Command dell’US Army.

Il giorno seguente “George” torna a fare visita a Cox. Lui ai compagni aveva raccontato che l’uomo era un ex ranger dell’Esercito che amava vantarsi di aver ucciso molti tedeschi durante la guerra (alcuni in seguito evirati per sfregio); si erano conosciuti durante l’occupazione. Il tale aveva anche messo in cinta una donna tedesca ma poi l’aveva uccisa prima del parto. Nonostante l’uomo apparisse come una compagnia poco raccomandabile, anche per detta dello stesso Cox, la settimana seguente torna a fargli visita e Cox seppur contro voglia lo incontra per una terza volta il 14 gennaio.

Alle 18.20, il cadetto Cox attraversa gli imponenti corridoi che prima di lui erano stati di Patton e Eisenhower, taglia il prato fresco di brina che avevano solcato Grant e Lee, e lascia quella fortezza di pietra grezza voluta da Washington in persona per andare a cena con il suo misterioso amico ‘George’. Nessuno lo vede lasciare l’accademia nella quale non farà più ritorno. R.C. Cox scompare nel nulla diventando il protagonista di uno dei più misteriosi casi di sparizione della storia.

Appena accertata la scomparsa la polizia ed il CIC (Counter Intelligence Corps, ndr) danno il via alle ricerche. L’intero campus viene passato al setaccio, le ricerche coprono tutta l’area boschiva intorno all’USMA e alla vicina cittadina di West Point, gli stagni vengono drenati e le le rive dell’Hudson battute ripetutamente da aerei impegnati nella ricerca del cadetto scomparso. I compagni del dormitorio B-2 vengono interrogati dagli investigatori per sapere quanto più possibile su ‘George’, l’amico dei tempi della Germania che cadetto Cox avrebbe dovuto incontrare. Anche di lui non c’è traccia. Tra gli oggetti personali lasciati nel dormitorio vengono rinvenuti 87 $, della corrispondenza privata in attesa d’esser spedita e l’orologio da polso. Nel registro annuale dei cadetti, accanto al nome R.C. Cox, matricola A-21, vengono impresse in calce queste parole tuttora leggibili: “Misteriosamente scomparso, 14 Gennaio 1950”. Nel 1957 Richard Colvin Cox viene dichiarato legalmente morto.

Ma cosa ne è stato veramente di Richard C. Cox? Cox è ritenuto il primo ‘Jason Bourne‘ della storia americana: un agente segreto sotto copertura al servizio della CIA, che nel 1947 sotto le redini di Truman, prendeva il posto dell’OSS: il servizio segreto per lo spionaggio operante durante il secondo conflitto mondiale. Questa però è solo una delle ipotesi che gli investigatori e l’opinione pubblica hanno elaborato in 35 anni di indagini e ricerche. Tra le ipotesi che per diverso tempo vennero considerate venne sostenuta per diverso tempo quella della fuga per una possibile omosessualità che Cox non sarebbe più stato in grado nascondere e che gli avrebbe precluso la carriera militare. Il misterioso George sarebbe stato considerato un amante, o in altri casi un omicida con moventi passionali.

La seconda ipotesi si incentrava sulla pista del rapimento da parte di una cellula sovietica attiva sul continente americano. A causa delle sue attività di controspionaggio durante la sua permanenza in Germania Ovest. Il misterioso George altro non serabbe stato se non una spia russa che avrebbe condotto Cox fuori dagli Stati Uniti per tradurlo in Unione Sovietica. Più semplicemente, il misterioso visitatore veniva assimilato an un assassino che avrebbe ucciso il cadetto solo perché unico complice dell’omicidio avvenuto in Germania di cui si era detto al corrente. Negli anni ’80, George, l’ex ranger che Cox incontrò 3 volte in due settimane è stato accostato alla figura di Robert W. Frisbee: un presunto omicida che si sospettava avesse assassinato una ricca vedova e avesse cambiato la sua identità in Robert Dion. Frisbee aveva servito sotto il nome di Dion a Fort Knox ed era noto per appartenere ad un giro di falsificatori di identità. Di qui ulteriori congetture sul visitatore: si trattava di un agente sei servizi?

La possibilità che Cox sia stato assassinato dagli stessi servizi segreti statunitensi perché non tacesse per sempre riguardo alle attività di spionaggio anti-comuniste che aveva condotto a Coburgo è plausibile come il suo contrario. Nei registri del gulag di Vorkuta nel 1950 compare un prigioniero americano di nome Cox, anche se non rispondeva al nome di Richard.

Che il KGB sia riuscito attraverso un doppiogiochista ad interrogarlo per poi deportarlo in Siberia? Qualunque pista venisse intrapresa la misteriosa figura di ‘George’ funge da elemento chiave nella scomparsa del cadetto Cox. Il profilo del personaggio, secondo quanto presentato nell’estratto del ‘Studies in Intelligence’ reperibile sul sito della Central Intelligence Agency, potrebbe tuttavia accostarsi, più che con quella dell’omicida o del rapitore, con quella di un reclutatore dell’OSS, come già citato divenuta CIA.

A quei tempi i servizi segreti erano soliti reclutare i loro agenti valutandone caratteristiche personali e contestuali: soggetti che avessero vissuto in territorio occupato, come membri i della Resistenza o come i funzionari dell’Intelligence, magari operatori che avessero prestato servizio nei paesi occupati durante la guerra, erano elementi perfetti da cui partire. Il patriottismo e la fedeltà erano ulteriori componenti ricercate nell’individuo che in fine veniva selezionato in base a caratteristiche di tipo personale: come la famiglia, l’etnia, la religione e le proprie abitudini. Molte di queste qualità si potevano trovare in Cox, che non a caso era entrato a West Point ed era definito un cadetto modello.

L’ipotesi che Richard Cox si sia dileguato per iniziare una vita sotto copertura, abbandonando famiglia e affetti senza lasciare alcuna traccia, non ha mai convinto sua madre, a cui era molto legato e la quale ha sempre espresso la convinzione che ‘se il figlio fosse stato ancora vivo e in libertà, in qualche modo, si sarebbe messo in contatto con lei’.

La sparizione di Cox, avvenuta nel culmine della Guerra Fredda, viene tuttavia accostata ad un presunto coinvolgimento in attività di controspionaggio già ai tempi del servizio di Germania. Coinvolto in un programma di spionaggio segreto della CIA, Cox avrebbe intrapreso la carriera dell’agente segreto facendosi fornire una nuova identità dall’agenzia e operando ai massimi livelli di segretezza per il bene del suo paese, soppiantando tutto, anche la sua vita precedente.Secondo le conclusioni del libro “Oblivion“, scritto da Marshall Jacobs e Harry Mailhafer dopo 12 anni di indagini sulla scomparsa del cadetto, Richard Cox sarebbe stato impegnato in attività di spionaggio atte a monitorare il programma nucleare sovietico per tutta la durata della Guerra Fredda. Sarebbe morto di cancro, ancora sotto falso nome, nei primi anni 90. Secondo le informazioni reperite dai file dell’FBI dopo l’entrata in vigore del Freedom of Information Act (1966) si presume che due persone abbiano incontrato Cox dopo la sua scomparsa: nel 1954, Ernest Shotwell, che aveva conosciuto Cox durante il servizio militare prestato in Germania, ha dichiarato al FBI di averlo incontrato in una stazione di autobus a Washington DC. L’incontro era avvenuto del 1952, due anni dopo la sua scomparsa, ma non essendo Shotwell al corrente della sparizione non lo aveva mai raccontato prima. Shotwell ha riferito che il suo vecchio commilitone non era affatto felice dell’incontro e appena due minuti dopo i saluti si congedò senza troppe cerimonie.

Nel 1960, un agente sotto copertura del FBI è entrato in contatto con un certo “R.C. Mansfield” – R.C. come iniziali di Richard Colvin e Mansfield come il suo paese natale – solo in un secondo momento questo individuo avrebbe ammesso di chiamarsi “Richard Cox”. Quando l’agente collegò il nome con il cadetto scomparso contattò immediatamente “Mansfield” per un secondo incontro, ma questo non si fece mai più vivo.

Secondo una statistica del periodico Life negli anni ’50 ogni anno un milione di americani sono stati dichiarati scomparsi: la maggior parte, morti o vivi, venne sempre ritrovata. Se Richard Colvin Cox è in fondo all’Hudson, assassinato per un movente passionale o perché testimone scomodo di dati sensibili. Se è seppellito in una fossa comune in Siberia, perché catturato come spia, o se è stato il primo agente segreto sotto copertura della CIA, non lo sapremo mai. Come non sapremo mai l’identità di tutti i “Bourne” della storia.

di Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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