L’unità segreta USA che saltava il muro di Berlino

Uno sparuto gruppo di veterani settantenni dell’U.S. Army si è ritrovato nel gennaio di 3 anni fa a Fort Bragg per commemorare, per la prima volta, la propria unità.

All’unità segreta – che operava a Berlino Ovest – si è risaliti solo dopo aver incrociato svariati documenti desecretati grazie al Freedom of Information Act. Per quasi tre decenni un distaccamento delle forze speciali americane è stato di stanza a Berlino, nascosto nel contingente americano che presidiava il Sector n.3 durante la Guerra Fredda. Erano lì nel caso all’Armata Rossa venisse ordinato di invadere la città – evenienza che non si verificò mai – lasciando che i ‘team’ che si avvicendavano negli anni si concentrassero più che altro in operazioni di intelligence: raccogliendo informazioni riguardanti il nemico oltre ‘cortina’.

Quando al termine della seconda guerra mondiale gli Alleati e l’Unione Sovietica occuparono militarmente la capitale della Germania dividendola in 4 settori: da una parte francesi (Sector n.1), inglesi (Sector n.2), americani (Sector n.3) e dall’altra i sovietici nel cosiddetto URSS Sector; la NATO iniziò a temere un’invasione da parte del vicino sovietico. Fu allora che i comandati americani pensarono di inviare a partire dal 1956, sei squadre di forze speciali selezionate dal 10th Special Forces Group (Airborne) (10th SFG A) allora distaccato alla base di Bad Tölz (Germania Ovest), nel cuore di Berlino Ovest – per intervenire nel caso si fosse verificata la peggiore delle evenienze.

Le squadre, che comprendevano un organico di 15 uomini ciascuna, secondo un documento ufficiale dovevano essere tutte equipaggiate con fucili di precisione, ‘Bazooka’, kit per la demolizione, kit radio e ulteriori kit per missioni altamente specializzate. I soldati che facevano parte di questa unità classificata come ‘non convenzionale’ – in seguito come ‘Distaccamento A’ – secondo quanto riportato nei documenti dell’U.S. Army operavano sotto copertura. Non potevano essere dotati delle insegne verdi concesse alla forze speciali ma portavano quelle celesti che segnalavano l’appartenenza ad una comune unità di fanteria, avevano nomi falsi e false piastrine di riconoscimento che li dichiaravano appartenere al 6th Infantry Regiment della Berlin Brigade.

Gli operatori che venivano selezionati per entrare in questa unità clandestina dovevano parlare necessariamente un tedesco fluente; venivano tra l’altro forniti di abiti civili che li lasciassero camuffare perfettamente con la popolazione berlinese e, spesso, vennero mandati ‘oltre cortina’ su macchine civili per raccogliere informazioni sensibili da spedire direttamente negli Stati Uniti.

Per i primi dieci anni gli operatori SF che venivano inviati a Berlino per entrare a far parte di questa unità segreta non erano identificati diversamente rispetto ai loro compagni di stanza a Bad Tölz, finché non vennero ufficialmente inquadrati in quello che venne identificato come 39th Special Forces Operational Detachment (SFOD).

Nel 1972 gli effettivi di questa unità raggiunsero i 100/200 uomini e le sue dimensioni continuarono a variare per tutta la durata della Guerra Fredda. Nel 1980 il team divenne l’U.S. Army Europe Operational Security Detachment che, dotatosi di automezzi civili (per il quale l’unità aveva sempre avuto un debole particolare), iniziò a spiare metodicamente i sovietici operando sopratutto su furgoni BMW che venivano dotati di apparecchiature per le intercettazioni. L’unità venne sciolta nel 1984, appena cinque anni prima il crollo del muro di Berlino.

Oggi il ricostituito 39th Special Forces Detachment (Airborne) è inquadrato nel 1st Special Forces Regiment ed opera in Corea del Sud con il suo gagliardetto ufficiale di colore ‘verde’ e con mansioni che potete immaginare.

di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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