Dietro le dune nemiche: LRDG e SAS sul fronte del Nord Africa

Ottanta miglia di dune indistinguibili dietro del linee tenute dall’Asse, cinque sparute jeep irrompono su una pista d’atterraggio piena di aerei nemici che portano su il fascio littorio. Ognuna ha più di una coppia di mitragliatrici aere Vickers che nastro su nastro non risparmiano colpi; dietro di loro si immolano uomini dalla pelle logorata dal sole, lunga barba biondiccia e una candida kefiah insozzata dalla sabbia che svela occhi chiarissimi. Sono uomini dello Special Air Service britannico inquadrati nella divisione ad hoc voluta da un certo Archibald David Stirling (che diverrà Sir) e dell’ LDGRLong Range Desert Group – voluto dal maggiore Ralph Alger Bagnold. Questa volta si sono imbattuti in una squadriglia di G.50 della Regia Aeronautica; appena tornati da una sortita sulla Libia. Ne distruggono 18 su 21, poi si dileguano nel deserto in attesa del prossimo colpo di mano. Diverranno due tra le più famose unità speciali del secondo conflitto mondiale.

A cavallo di jeep Willys e furgoni Chevrolet CWT modificati, con indosso una sdrucita tropical dress e sotto comodi sandali arabi, l’unità d’élite di Sua Maestà si orienta tra i rilievi polverosi del deserto con la certezza dei bedù, combatte con la potenza di fuoco di un reggimento vaga in cerca di obiettivi strategici e colpisce al cuore il nemico che ovunque viene colto di sorpresa. Sono marinai temerari in un oceano di sabbia da esplorare e domare; per vincere una battaglia asfissiante e fondamentale: quella per il predominio del Nord Africa e delle sue fondamentali risorse petrolifere.

Neozelandesi, australiani, rhodesiani, inglesi e indiani: i pirati del deserto vengono scelti tra gli uomini più capaci in grado di resistere per indole alle più dure condizioni atmosferiche, per portare a termine operazioni al limite della follia strategica nell’ambiente più inospitale della terra. Gli uomini della SAS, che operarono dietro le linee in stretta collaborazione con le Patrol di Bagnold, si facevano paracadutare in procinto degli obiettivi per poi procedere al sabotaggio e farsi esfilatrare avevano soprannominato i loro colleghi del LRDG Libyan Desert Taxi Service” . E il loro sodalizio generò imprese belliche mirabolanti.

Frutto dell’intuizione di Ralph Bagnold, che già prima dello scoppiare del conflitto nel 1939 avanzava allo Stato Maggiore britannico la necessità di raccogliere in gran segreto informazioni preziose dietro a quelle che sarebbero divenuto le linee nemiche in Nord Africa, fu in seguito al benestare ricevuto dal generale Sir Archibald Wavell – unico a prendere in seria considerazione i suoi rapporti – che le LRDG ricevettero luce verde. Da allora Bagnold iniziò subito a costituire la sua unità speciale e completamente autonoma suddivisa in ‘Patrols’ (pattuglie) rinominate con lettere distintive ‘G’, ‘T’, ‘W’, ognuna di esse costituita da due ufficiali e una trentina tra sottufficiali e soldati di truppa. Disponevano di una dozzina di veicoli modificati con capacità di autonomia maggiorata, blindature aggiuntive e armamenti pesantementi. In seguito, l’unità operativa standard venne riorganizzata sulla base di “Half-Patrol“, unità ridotte composte da 15-20 uomini divisi su 5-6 veicoli al comando di un solo ufficiale.

Eredi delle Light Patrol Car della Grande Guerra, adoperate dagli australiani in Sudan e in Palestina, i mezzi sui quali SAS e LDGR conducevano le loro incursioni erano principalmente camion Chevrolet 30 CWT , jeep Willys, Ford F30 CMP con condensatori modificati, latte di carburante aggiuntive, pneumatici di ricambio, potenti radio per comunicare informazioni sensibili al comando e armamenti che variavano da combinazioni di mitragliatrici aeree Vikers .303 , K e .5, Browning da 7,70 e 12,7 mm, fucili anticarro Boys calibro .55 e mitragliatrici italiane Breda 20 mm catturate al nemico. Su tutti i veicoli erano portare inoltre armi leggere quali i classici mitragliatori Bren, fucili Enfield, mitra Thopson; ma anche le Maschinenpistole MP40 catturare all’Afrika Korps erano molto apprezzate.

Lo schema mimetico dei mezzi, su base sabbia, prevedeva ampie bande che variavano dal rosa, al turchese, alle diverse sfumature di marroni. Reti mimetiche componevano un camuffamento aggiuntivo, ma spesso il metodo migliore per scampare al rischio di essere bersagliati dai mitragliamenti a bassa quota dei ricognitori dell’Asse durante i lunghi viaggi clandestini, era quello di esibire insegne con la svastica catturare al nemico – tale insegna era gelosamente custodita insieme, ovviamente,  alle Union Jack da sventolare per evitare il fuoco amico: pericolo altrettanto frequente e ugualmente letale. All’interno delle Patrol un buon tiratore e un buon sabotatore non erano meno fondamentali di un ottimo meccanico o un guidatore con grande esperienza in materia di terreni accidentati. Rigidità, predisposizione al sacrificio e creatività erano invece qualità necessarie e da pretendere in tutti gli uomini nelle file delle LRDG.

Il raggio operativo standard di una Patrol  in missione era di 1.800/2.000 chilometri e le missioni variavano da ricognizione e intelligence al supporto del SAS nel sabotaggio. Penetrate dietro le linee, avevano il compito di spiare i movimenti del nemico per riportare all’alto comando informazioni preziose per la pianificazioni di operazioni di vastissima portata, dovevano inoltre recuperare, guidare e coadiuvare i commando del SAS in missioni offensive lanciate contro obiettivi nevralgici quali aeroporti, depositi di carburante e istallazioni portuali.

Tra le principali operazioni, vanno citati infatti i raid su Barce e Bengasi (Operazione Hyacinth), e il raid di Barga (Operazione Caravan) durante il quale il capitano Wilder si guadagnò la Distinguished Service Order per aver speronato con il suo Chevrolet un tank italiano che bloccava la ritirata dell’intera unità.

Il sodalizio con il SAS di Stirling si stringerà particolarmente durante l’Operazione Crusader, e proseguirà per tutta la durata del conflitto in Nord Africa. LRDG verrà smobilitato dall’Africa settentrionale nel 1943, quando l’ Afrika Korps e ciò che resta dell’esercito italiano, si ritireranno dal continente. Verrà dispiegato nell’attacco all’isola di Leros e a Corfù, in seguito paracadutato in Yugoslavia nel 1944 proseguirà le sue azioni di intelligence in Albania e Grecia. L’intera unità verrà sciolta nel 1945. Riguardo il futuro del SAS? Be’ dello Special Air Service parleremo ancora, in altri articoli..

di Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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