Superuomini a cavallo di un ‘maiale’: gli assaltatori della Xª Flottiglia

Uomini Gamma a cavallo di Maiali subacquei; sembra il titolo di una storia di fantascienza ma è tutta realtà. Alessandria d’Egitto, Creta, Malta, Gibilterra: gli incursori della Regia Marina inquadrati nella Xª Flottiglia MAS vantano soprannomi degni di un supereroe; compieranno gesta capaci di eguagliarli. Addestrati in segreto a La Spezia, inviati nelle acque più calde del conflitto; affondando naviglio nemico di enorme tonnellaggio ancora alla fonda. Si tuffano dai sottomarini classe Adua – come il celeberrimo Scirè – e a cavalcioni sui Siluri Lenta Corsa (S.L.C.) riequilibrano le forze con la Marina della perfida Albione dopo la tragica Notte di Taranto. Soprannominati Maiali, perché il loro inventore – la Madaglia d’oro al Valor Militare Teseo Tesei – mentre li testava in una laguna li sentì ‘grugnire’.. e allora disse ad un suo compagno d’armi “Ormeggia tu il maiale” furano il derivato delle torpedini ‘Mignatte‘ impiegate nella Grande Guerra. Erano siluri ‘adattati’ per trasportare sommersi e a bassa velocità due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi e una carica esplosiva contenuta in un apposito alloggiamento, da agganciare sotto la chiglia della nave avversaria per affondarla mentre era ancora alla fonda.

L’S.L.C. , lungo poco più di 7 metri, simile ad un siluro con due ‘postazioni’ per l’equipaggio, una per il pilotaggio, l’altra per il secondo assaltatore, era capace di raggiungere una velocità massima di 3/4 nodi con un’autonomia di 15 miglia nautiche. Era composto da tre sezione:

La Testata – di forma arrotondata analoga a quella di un comune siluro per favorire la navigazione del mezzo, alloggiava la carica composta da 230 chilogrammi di Tritolital o Tritolite e i connessi congegni d’innesco. Tale parte, chiamata anche testa di servizio, veniva sganciata dal corpo del mezzo e collocata sotto la chiglia della nave avversaria.

La Centrale – di forma cilindrica conteneva le batterie e le strutture ricavate per i posti dei due operatori/incursori: timoni di profondità e di direzione; strumentazioni quali bussola magnetica, profondimetro, orologio, voltmetro, due amperometri, una livella a bolla d’aria per il controllo dell’assetto longitudinale una cassetta degli attrezzi e il tientibene per il secondo incursore.

La Coda – di forma tronco conica , era alloggiato il motore e l’armatura che portava le eliche e i timoni. ( potete notare nel particolare l’illustrazione sottostante)

Neri come le notti oscure scorte dal ponte del sommergibile Scirè – comandato dal principe Valerio Borghese – in emersione a ridosso dell’obiettivo nel Mediterraneo; uomini come Teseo Tesei, Luigi Durand De La Penne, Falcomatà, Aloisi, Spartaco Schergat, indossano ‘Mute Belloni’ , pionieristici autorespiratori  A.R.O. mod.49 e al polso, orologi subacquei Radiomir 1940 prodotti delle Officine Panerai. Liberano dagli appositi cilindri per il trasporto i Maiali, li calano in acqua.. vi zompano sopra come cavalieri oscuri e semisommersi li conducono alla volta del porto nemico. Al ridosso delle reti antisommergibile di cui tutte le basi marittime si sono dotate, si immergono giù, fino e oltre i 30 metri di profondità. Nel buio più oscuro, dove il trizio delle lancette degli indicatori diventa il loro unico e migliore amico. Si aprono varchi, tirano dritto in silenzio col cuore in gola che scalza il freddo nelle ossa e giungono sotto la pancia di enormi navi da battaglia come l’HMS Valiant, la Queen Elizabeth, il cacciatorpediniere Jervis. Coleranno tutte a picco. Nessuna sentinella li ha scorti. Gli equipaggi dormono, giocano a carte, ascoltano pezzi di jazz alla moda passati alla radio. Di nuovo immersione. Il pilota manovra sotto la chiglia con i timoni, spegne. Il Maiale sale dopo aver riaperto la valvola di allagamento e se va bene, e non ci sono denti di cane o altre imprevisti, ci siamo. Il secondo scende dal siluro e fissa all’aletta di rollio di dritta il morsetto che tiene la fune, un colpetto al pilota. Avanti. Si passa a babordo. Secondo morsetto fissato. La testata viene sganciata e lasciata sotto la pancia della nave. Tre colpi sulla spalla e via.. Ancora una volta nell mare scuro come petrolio. Di lì a due ore, se la spoletta e la Tritolite compieranno il loro dovere, salterà tutto in aria.

Così il 18 dicembre 1941 al largo di Alessandria d’Egitto il sommergibile italiano Scirè partito da Porto Lago, Isola di Lero, giungeva sul punto stabilito -1.3 a miglia nautiche per 356° dal fanale del molo di ponente del porto e dava inizio alla fase finale dell’operazione G.A.3.  I sei uomini della Xª del gruppo d’assalto, ripartiti in tre coppie su tre S.L.C. procedevano verso gli obiettivi e alle 06.15 il porto era in fiamme. Un incursione da manuale, forse l’impresa più leggendaria nella storia della nostra Marina Italiana dopo la Beffa di Buccari.

Nel tentativo di condurre un’incursione simile, perderà la vita l’inventore del Maiale, Tesei. Diretto nel porto dell’isola fortezza di Malta. Vi lascio alle parole d’encomio riportare tuttora dalla nostra Marina Militare

Non pago del decisivo contributo portato dalla sua brillante intelligenza e dalla sua profonda cultura volle personalmente provare, collaudare ed impiegare in guerra l’arma insidiosissima. Nonostante fosse minorato nel fisico per questa attività, inflessibilmente volle partecipare al forzamento di una delle più potenti e meglio attrezzate basi navali dell’avversario, conducendo lo strumento da lui ideato.
Verificatosi nel corso dell’azione un ritardo, dovuti ad imprevisti incidenti tecnici, che avrebbe potuto compromettere l’esito, allo scopo di guadagnare tempo perduto e di portare a termine ad ogni costo il suo compito, decideva di rinunciare ad allontanarsi dall’arma prima che esplodesse contro l’obiettivo.
Col sacrificio della vita assurgeva, unitamente al suo secondo uomo rimasto a lui fedele fino alla morte, alla gloria purissima del cosciente olocausto. Esempio di elette virtù militari e di sublime dedizione alla Patria, oltre il dovere.

Acque di Malta, alba del 26 luglio 1941

 

di Davide Bartoccini

 

 

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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