Il camuffamento ‘Dazzle’: opere d’arte à la guerre!

Se non puoi nascondere una portaerei da 30,000 tonnellate che incrocia nel bel mezzo dell’Atlantico, prova almeno camuffarla tra le onde, l’orizzonte e le nuvole; oppure l’esatto contrario. Era questo più o meno il concetto alla base del camuffamento Dazzle: accattivante idea di un artista britannico, il riservista della Marina Reale Norman Wilkison.

Impegnato a difendere i Dardanelli, al largo di Gallipoli con un’unità anti-sommergibile durante il primo conflitto mondiale, maturò l’idea a dir poco brillante di sfruttare i ‘colori’ in un complesso schema di righe e onde, disegni geometrici e violenti contrastanti cromatici, che s’interrompono e s’intersecano per confondere l’osservatore fino al punto di renderlo incapace di stimare con certezza la stazza, la tipologia, la distanza, e la velocità della nave in cui incappa e che cerca di identificare dietro le lenti di un binocolo, di un telemetro a coincidenza o peggio, di un periscopio. Ben consapevole del rischio che correvano i convogli alleati preda degli dagli U-boot della Kriegsmarine, infatti, Wilkinson – talentuoso artista e illustratore per l’Illustrated London News – propose all’Ammiragliato nel 1917 di proteggere le navi alleate affermando il contrario di ciò che chiunque ( libero dalla peculiarità del genio umano) avrebbe affermato: renderle il più visibili possibile ma allo stesso tempo totalmente ‘indefinibili’ per il nemico.

Una nave non può essere nascosta al comandante di un sommergibile, questo è certo, ma attraverso l’arte della confusione può indurlo a cedere il colpo non capendo cosa si trova davanti, o addirittura a farglielo sbagliare: poiché confuso riguardo velocità e la distanza, possa lanciare i suoi siluri a vuoto. L’idea dell’artista di Cambridge intrigò l’Ammiragliato britannico che dopo aver testato gli schemi su modellini in scala dipinti e osservati al periscopio dalla debita distanza, applicò a navi convoglio, incrociatori leggeri e perfino alle prime portaerei della Royal Navy, come l’H.M.S. Furious e Nairana, gli schemi di camuffamento ideati da Wilkinson convinto della sua sensatezza. Tra le navi dipinte spiccò anche l’ex transatlantico R.M.S. Olympic (gemello del plurinoto Titanic), requisito dalla Marina e adibita a nave trasporto truppe. Il Dazzle, rinominato anche Razzle Dazzle, venne adottato anche dall’US Navy, intervenuta nel conflitto mondiale proprio nel 1917, che ridipinse numerose unità secondo gli schemi suggeriti dall’artista.  Wilkinson elaborò centinaia di tipi di schema duzzle, che comprendevano colori come il rosa, il giallo e l’azzurro, oltre i più classici bianco e nero accostati a diverse tonalità di grigio.

I disegni di Wilkinson, pittore modernista affascinato dai paesaggi marinareschi, attirarono l’attenzione, oltre che dei comandanti degli u-boot tedeschi incapaci di distinguere cosa diavolo avessero davanti, di numerosi artisti tra i quali spiccano i nomi di Pablo Picasso e Georges Braque, padri del movimento cubista. Altro fu l’artista Edward Wadsworth, fondatore del vorticismo – movimento d’arte britannica sviluppatosi dal cubismo. Al termine della prima guerra mondiale, la Royal Society premiò Wilkinson con una somma di 2,000 sterline; i sui schemi dazzle oltre a salvare la vita a decine di migliaia di marinai e soldati alleati, sopravvissero agli ammodernamenti degli anni ’20 e 30′ e continuarono a spiccare su numerose unità da guerra delle marine militari alleate anche durante il secondo conflitto mondiale.

Riguardo l’efficacia del camuffamento dazzle si può affermare che essa non è mai stata scientificamente provata nonostante le ripetute osservazioni, né nella prima guerra mondiale né successivamente. A tale proposito però, trattandosi di un ‘camuffament0’ , si potrebbe già dichiarare che l’affermazione stessa riporta un successo. Tuttavia, una recente ricerca condotta dall’Università di Bristol suggerisce che il dazzle potrebbe tuttora essere un valido schema mimetico da adoperare sui campi di battaglia contemporanei attraversati oramai da vernici stealth e schemi mimetici MARPAT. Secondo uno studio infatti, il razzle dazzle disorienta  la percezione della velocità: facendo si che il soggetto stimi due velocità differenti osservando il medesimo obiettivo, uno privo di camuffamento e l’altro dipinto secondo lo schema dazzle, che si muove alla medesima velocità. Questo evidenzia l’importanza del camuffamento se si pensa al calcolo che precedeva ad esempio il lancio di una salva di siluri da parte di un sommergibile inteso a colpire una nave da guerra in movimento.

Secondo il dt. Scott-Samuel, che ha condotto la ricerca presso la divisione di psicologia dell’Università di Bristol, la mimetica dazzle applicata su un semplice Defender Land Rover impiegato dal British Army sarebbe sufficiente, distorcendone il senso di velocità, ‘a far mancare il bersaglio dal lancio di una granata di circa un metro’: e quella potrebbe essere la differenza tra vivere o morire. L’arte di Norman Wilkinson, amante delle albe nebbiose spese sulle banchine di Porstmouth e Cornwall ad osservare i bastimenti che salpavano alla volta dell’oceano, o dei caldi mari dei Tropici, ora trova posto nelle collezioni del National Maritime Museum, della Royal Academy of Arts e della Royal Society of British Artists. Il servizio portato alla patria invece, è impresso negli affreschi della storia, e nelle vite dei marinai cui salvò la vita.

di Davide Bartoccini

Questo articolo è comparso sulla testata DifesaOnline.it
Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
Nessun Commento

Pubblica un Commento