“Ci vediamo a Valhalla!” dove riposano gli eroi come Henrich Ehrler

Fronde di quercia non tremano più al collo di asso che a lungo ha navigato le nuvole. Henrich Ehrler, maggiore della Jagdgeschwader 7, è stretto nell’abitacolo del suo aereo del futuro. Il Me 262 taglia i cieli di Berlino costellati di bombardieri voraci di vittoria, i ‘Liberator’. Sulla deriva compare una ghirlanda che racchiude 200 vittorie, nel cuore la follia di combattere ancora e a tutti i costi una battaglia persa.

Le munizioni dei cannoncini Rheinmetall-Borsig che fiammeggiano dal muso del suo ‘caccia a reazione’ si sono fatte strada nelle ali e nei motori di due B-24, lacerando fili d’acciaio e lamiere. Altre due vittorie, altri due bombardieri nemici in meno. Ma non basta. Il cielo è ancora pieno, a perdita d’occhio, di stelle bianche su cerchi blu. E tracciati, e scie, e fiamme, e morte.

Henrich Ehrler, che ha imparato a fare la guerra in Spagna nella Legion condor, da terra, sognando le nuvole, ha visto 208 aerei nemici cadere sotto i suoi colpi, dal 1940. Sono 5 anni di conflitto, quel 4 aprile del 1945, quando raccoglie lo spirito di Sigfrido; alla radio prende voce e avverte il suo sodale Thoedor Weissenberger:

“Theo – qui Henrich – ne ho abbattuti due – ho finito le munizioni. Ne sperono uno! Auf wiedersehen – Ci vediamo a Valhalla!”

Henrich Ehrler, cinto da fasce celesti e rosse alla carlinga, guarda per l’ultima volta le nuvole: sono tagliate dai traccianti delle mitragliatrici di tutte quelle fortezze volanti. Impugna la cloche, e deciso dirige i suoi turbogetti sul terzo bombardiere per speronarlo e portarlo all’altro mondo con se. Sul bombardiere c’è scritto ‘Trouble in Mind‘.

Un ghuizzo di coraggio che gli ferma il cuore. E dopo l’oblio. Il B-24 cade, il Me 262 cade. Spezzati.

Auf wiedersehen junker Ehrler, che le Valchierie ti abbiano presto scortato a Valhalla: dove riposano i guerrieri morti gloriosamente in battaglia, nel bene o nel male.

di Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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