Richard Hope Hillary: il duello con l’ultimo avversario

Ammollo nelle acque tiepide della Manica, un uomo sfinito, con le mani e il volto ustionati, galleggia placido sulle onde, sostenuto appena dal suo life-jacket tinto di evidente vernice gialla ocra proprio per quella sgradita evenienza. Sorride tra se e se; per essere sopravvissuto all’abbattimento del suo ultimo avversario; e in preda al delirio, fradicio, indolenzito, pensa ad un passo di Verlaine che in quel momento sente suo più che mai:

“Quoique sans patrie et sans roi,
Et trés brave ne l’étant guere,
J’ai voulu mourir a la guerre.
La mort n’a pas voulu de moi. ”

Richard Hope Hillary, pilota da caccia che combatté la Battaglia d’Inghilterra, è forse uno dei personaggi più iconici per raccontare quei ‘ragazzi dai lunghi capelli’ che presero parte allo scontro aereo più cruciale della storia. Studente dell’università di Oxford, appena ventenne si arruolò volontario nella RAF per essere abilitato al volo nel 1939. Venne destinato al ‘B Flight’ del No. 603 Squadron di base Hornchurch (11° Gruppo a difesa di Londra e del settore omonimo) e prese parte al suo primo combattimento il 27 agosto 1940. A bordo del suo Supermarine Spitfire Mk.I codice identificativo XT M si scontrerà subito con i temibili  caccia Bf-109 ‘Emil’ dal muso ‘giallo’.  Di cinque duelli avvenuti in una sola settimana di raid tedeschi sull’Inghilterra meridionale, gli vennero accreditati 2 abbattimenti e un danneggiato. Autore del libro best-seller The Last Enemy, il 3 settembre del 1940 viene abbattuto proprio da un Messerschmitt Bf 109.

 

 

Il talentuoso scrittore descrive l’arrivo dei ‘bandits‘  – così erano chiamati i velivoli nemici – che era stato inviato a intercettare come ‘uno sciame di locuste’ che piombò sulla formazione da altitudine a loro favorevole di 500 o 1000 metri. Hillary volava come ‘tessitore’ in formazione Vic del gruppo rosso della sezione B. Nel tentativo di guadagnare altitudine per ingaggiare i caccia nemici in quello che definiva ‘un vortice di ali e proiettili traccianti’, si ritrovò sotto l’ala sinistra un 109 che iniziò immediatamente a bersagliare con raffiche da due secondi, colpendolo alle ali e provocandogli l’uscita di fumo nero dal motore; ma senza riuscire ad abbatterlo. Preso dall’enfasi e deciso ad abbatterlo, Hillary lancia un’altra raffica da tre secondi tenendo nel collimatore il bersaglio, centrandolo ancora e mandandolo in fiamme. Distratto dall’ennesima vittoria sul suo ‘ultimo avversario’, Hillary non si accorse di essere egli stesso preda di un 109 che era sulla sua coda.

“At that moment, I felt a terrific explosion which knocked the control stick from my hand, and the whole machine quivered like a stricken animal. In a second, the cockpit was a mass of flames: instinctively, I reached up to open the hood. It would not move. I tore off my straps and managed to force it back; but this took time, and when I dropped back into the seat and reached for the stick in an effort to turn the plane on its back, the heat was so intense that I could feel myself going. I remember a second of sharp agony, remember thinking “So this is it!” and putting both hands to my eyes. Then I passed out.” 

 

 

La terribile esplosione che ‘bussò duramente’ sulla sua mano e che fece tremare lo Spitfire come un ‘animale ferito’ erano i colpi Minengeschoß  sparati dai cannoncini alari 20 mm MG-FF/M di un ‘Emil’ 4. I proiettili altamente esplosivi che avevano probabilmente perforato il serbatoio provocando fuori uscita di carburante ad alto numero d’ottani che era divampato immediatamente nelle fiamme che già avvolgevano l’abitacolo. Le fiamme non gli impedirono, se pur giù gravemente ustionato, di liberarsi dalle cinghie e spalancare il tettuccio in perspex che non scorreva correttamente nelle scanalature, forzandolo. Dopo essersi sganciato, si lanciò secondo le procedure che prevedevano il volo rovesciato per facilitare l’abbandono del velivolo. Abbandonatosi al vuoto in preda all’agonia provocata dal dolore delle ustioni, che avevano reso i guanti da volo e la sua pelle un tutt’uno, riuscì ad aprire il paracadute che lo portò nelle acque del Canale in uno stato si semi svenimento. Il Mae-west lo sostenne tra le onde fino all’arrivo di una lancia di salvataggio – RNLB Lord Southborough (Civil Service No. 1) (ON 688  che lo avrebbe tratto in salvo.

Richard Hillary, che aveva riportato pesanti ustioni alle mani e al volto, all’altezza degli occhi, verrà ricoverato nel Queen Victoria Hospital nel Sussex, dove il pioniere della chirurgia plastica Archibald McIndoe operava già da settimane i piloti rimasti gravemente ustionati. Tra i membri più famosi del Guinea Pig Club, drinking club fondato dai piloti pazienti di McIonde, dovrà sopportare due anni di degenza prima di tornare in aria sui bombardieri Bristol Bleheim del No 54 Operational Training. L’8 gennaio del 1943 morirà durante un’esercitazione per il volo notturno. Il suo unico libro, promettente dimostrazione dell’ottimo scrittore che sarebbe divenuto al termine del conflitto, rimane tutt’ora una delle migliori testimonianze di un pilota da caccia della RAF che volò durante la turbolenta estate del 1940.

di Davide Bartoccini

 

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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