Canoe e commandos: quando l’Operazione Frankton infiammò la Francia

Sette dicembre 1942

Uno sbuffo di schiuma irrompe sulla superficie d’un mare scuro come pece e privo di una sola onda. Una sagoma oscura segue, affiora dalle profondità degli abissi. È di metallo, ma compare silenziosa come un grasso pesce che abiti le profondità dell’estuario della Gironda; un pesce che si è spinto oltre ogni limite per assaggiare l’acqua di mare. L’HMS Tuna, sommergibile inglese classe T, si è spinto sotto costa oltre il possibile. Dal ponte, 5 piccoli kayak biposto vengono calati in mare, con loro i rispettivi equipaggi per un totale di 10 commandos dei Royal Marines del Boom Royal Marines Patrol Detachment. Rispondono agli ordini di un uomo egocentrico e determinato, che porta un paio di lungi e folti baffi biondi, il maggiore Herbert George Hasler , soprannominato Blondie. Sul suo volto, pinto di tintura mimetica e coperto da un berretto di lana scura ben calzato, i suoi baffi imperiali biondo cenere risaltano ancora di più. Il SOE, divisione per il sabotaggio e le ‘operazioni particolari’ nato sotto l’auspicio di ‘infiammare’ l’Europa occupata dai nazisti, gli ha affidato un compito a dir poco audace: risalire quell’ampio estuario, dove i due fiumi, Dordogna e Garonna, s’incontrano per tuffarsi nel Golfo di Biscaglia, e arrivare fino al porto di Boredeaux, dove piazzerà con i suoi mine magnetiche sulle navi dell’Asse lasciate alla fonda. Per portare a termine la missione hanno una settimana di tempo. Per compierla impiegheranno dei piccoli kayak biposto: le Canone Mark II, soprannominate “cockleshell“, imbarcazione semi-rigide dal fondo piatto con lati fatti di tela.

Il bersaglio scelto da Hasler è un ghiotto quanto insidioso bottino. La baia da attraversare per raggiungerlo, soggetta a maree e correnti mortali, è sorvegliata da oltre 10.000 soldati tedeschi: dislocati tra Royan, Soulac-sur-Mer, Boreadux, e per ogni paese o frazione che si affaccia sull’estuario lungo oltre 75 miglia . Il piano, una volta affondate le navi con le cariche magnetiche, prevede che la fuga per oltre 100 miglia nel sud della Francia di Vichy, poi nella Spagna franchista, e di lì Gibilterra. Lord Mountbatten, capo della Combined Ops, ha dato il benestare per questa follia: l’Europa deve essere data alle fiamme. I tedeschi devono sentire la pressione.

Gli uomini del commando di Blondie sono tutti volontari: sanno che probabilmente non torneranno mai in Inghilterra. Ci sono voluti 41 giorni di addestramento e allenamento per prepararli agli sforzi che li attendono. Ogni canoa, appositamente mimetizzata, carica due di loro alloggiati in piccoli vani, portano con se granate e mine magnetiche da attaccare agli scavi dei mercantili; lenze da pesca per procurarsi cibo una volta terminate le razioni K, reti mimetiche per i rifugi dove riposare, orologi subacquei e bussole. Mountbatten avrebbe desiderato che l’ideatore della missione, Hasler, non prendesse parte al raid: troppo prezioso. Ma Blondie non ci ha pensato due volte. Crede fermamente che se non fosse andato, non avrebbe più avuto il rispetto dei suoi uomini. Così quella notte impunta il piede sulla sua cockleshell, rivolge un ultimo sguardo ai marinai che lo hanno portato fin là, e con un colpo deciso si stacca dal Tuna. Ora pagaia verso la Francia occupata.

Il primo imprevisto si è già registrato a bordo, nel viaggio che ha attraversato gli sbarramenti di mine che tempestano le coste europee: una canoa si è strappata nella parte di tela; il sesto equipaggio non potrà prendere parte all’azione, W. A. ​​Ellery e E. Fisher rimangono sul sommergibile. Gli altri procedono. Appena addentratisi nella baia, le correnti portano fuori dal gruppo il secondo equipaggio: il sergente Samual Wallace e il marine Robert Ewart si ritrovano isolati, giunti a riva vengono catturati, interrogati e poi giustiziati dai tedeschi in rispetto dell’ordine emesso da Hitler: uccidere tutti i commandos. Il terzo equipaggio, composto dal caporale George Sheard e dal marine David Moffatt, poco dopo essere entrato nell’estuario rovescia la propria imbarcazione che va persa. Entrambi si attaccano alle canoe restanti, spingendosi con i piedi e nuotando a tratti. Sono allo strenuo delle forze pur di continuare la missione. Ma moriranno entrambi di ipotermia.

I superstiti del commando coprono 20 miglia nella prima notte, ma il terzo equipaggio, composto dal tenente John Mackinnon e dal Marine James Conway, viene perso. Entrambi catturati dai tedeschi vengono giustiziati come gli altri marine. I tedeschi ormai si sono fatti un’idea di cosa stia accadendo nella baia, c’è un’incursione di vasta scala. Lanciano ovunque l’allarme. Le ultime due canoe, rispettivamente la Catfish, comandata da Hasler e dal caporale Sparks, e la Crayfish, con a bordo Laver e Mills, proseguono verso Bordeaux. Raggiungeranno l’obiettivo e la notte tra l’11 e il 12 dicembre, dopo una settimana trascorsa alla macchia, braccati dai tedeschi e nascosti nei canneti sui bordi del fiume, piazzeranno 16 mine magnetiche su 5 mercantili alla fonda e una su una fregata della Marina tedesca, la Sperbrecher 5. Coleranno tutte a picco, colpendo al cuore la Francia occupata e dimostrano ai tedeschi di essere vulnerabili nei territori dove hanno imposto la svastica. Molto più di quanto credano. Sulla via del ritorno però, anche l’equipaggio del Cryfish verrà catturato, interrogato dalla Gestapo, e giustiziato: come tutti gli altri.

Il viaggio di Blondie Hesler terminerà solo il 23 febbraio, dopo aver risalito l’estuario. Abbandonate la canoa e travestiti da mendicanti, raggiungeranno la rete di fuga “Marie Claire” – coordinata da lady Mary Lindell, una donna inglese imparentata con la contessa di Milleville. Verranno aiutati a raggiungere Gibilterra come da programma e testeranno la validità della via di fuga elaborata dalla resistenza. L’operazione, se bene un fallimento parziale di coordinamento e risultato, considerata anche la perdita del 90% del commando, accende l’animo della resistenza francese, ispirando un’ondata di sabotaggi e la nascita di quelle cellule che avrebbero colpito gli occupanti fino al D-Day.

di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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