“Quì Londra”: quando la BBC annunciò lo sbarco in Normandia in strani messagi crifati

. . . _ Ici Londres! Les Français parlent aux Français! – e la trasmissione più importante mai andata in onda da quella emittente clandestina incominciò: alle 21.15 del 5 giugno 1944.

Quando alla sera la Francia occupata sintonizzava la manopola delle piccole radio da salotto sulla BBC, e udiva l’accenno alla 5° Sinfonia di Beethoven,ossia la V di Vittoria secondo l’alfabeto Morse, seguito dall’annuncio di alcuni messaggi “speciali”, qualcuno capiva immediatamente di dover destare più attenzione degli altri, che spesso non capivano affatto il significato di frasi apparentemente senza senso, o di banale ovvietà come “Giovanni ha i baffi lunghi” o “Felice non è felice” o “Non amo le crepes seuzette“. Affidata dallo Special Operations Executive britannico a un gruppo di francesi sfuggiti all’occupazione nazista, tutti fedeli alla chiamata del generale De Gaulle come esponente del governo in elisio a Londra, Radio Londres aprì i battenti nel 1940; contrastando la propaganda e la “falsa informazione” trasmessa dalla sua avversaria Radio Paris, controllata dal governo collaborazionista di Vichy. L’obiettivo iniziale era uno solo: quello di tenere alto il morale nella popolazione costretta all’occupazione e di sollevare la Resistenza contro Vichy e il Nazismo; solo in un secondo momento quello di portare a partigiani francesi messaggi in codice che li tenessero aggiornati sugli sviluppi della guerra in Europa e in Africa. Il primo studio radiofonico destinato a questa “guerra indiretta” aprì presso la sede della BBC di Londra, divenendo appuntamento quotidiano per il popolo francese, e cruccio perenne per Gestapo e Abwehr, il servizio d’intelligence dell’esercito tedesco, che ogni sera si chiedevano cosa volessero dire quelle parole. Per quattro anni la “voce di Londra” ribadì l’appello alla resistenza e all’insorgere contro occupazione con ogni mezzo, promettendo che il giorno della liberazione, presto o tardi, sarebbe arrivato.

Scoperta l’esistenza di questa emittente “sovversiva”, i servizi d’intelligence nazisti proibirono alla popolazione su continente di ascoltare Radio Londres, o perfino la radio dopo un certo orario serale, perseguendo chiunque venisse sorpreso all’ascolto delle trasmissioni, tracciando e disturbano il segnale. Intanto, quei giovani annunciatori che rimasero nella storia della liberazione come Jacques Duchesne, Jean Oberlé, Pierre Bourdan, Maurice Schumann e Pierre Dac, ogni sera attendevano la luce rossa del segnale “On Air”, si avvicinavano al microfono dello studio e incominciavano ad inviare quei messaggi che nelle cantine di Parigi, o nelle locande di Normandia e Bretagna, allertavano i destinatari sul come e quando agire.

Questi messaggi cifrati, diffusi tramite la rete di spionaggio attiva in Europa, erano stati ideati da Georges Bégué, un operativo del SOE (Special Operations Executive) a cui era venuto la brillante idea di comunicare con gli agenti infiltrati sotto copertura – magari lasciati sul campo dagli aerei Lysander dello No. 161 (Special Duties) Squadron, o paracadutati nella campagna – per diffondere nella Resistenza informazioni classificate con l’obiettivo di ridurre al minimo il rischio che il nemico potesse capire il reale loro significato. Ogni trasmissione iniziava l’avvertimento “Prima di iniziare, ecco a voi alcuni messaggi personali”, poi seguivano i messaggi codificati, spesso esilaranti, poiché totalmente fuori dal contesto, che volevano dire qualcosa per uno specifico gruppo della Resistenza, e assolutamente nulla per un altro. Messaggi come “Giacomone bacia Maometto” o “C’è un incendio nell’agenzia di viaggi, inutile andarci”.

I messaggi cifrati venivano utilizzati per avviare operazioni, per avvertire gli agenti sotto copertura dell’esito di qualche movimento o di un imminente recupero. A volte solo per dare al nemico l’impressione che qualcosa fosse in procinto di accadere mobilitandolo a vuoto. Data la natura cifrata dei messaggi, che non aveva apparentemente alcun significato senza l’apposito manuale, i tedeschi non riuscirono mai a scoprire il significato, e all’inizio di giungo, quando l’Operazione Overlord era in procinto d’iniziare, da Londra iniziarono ad inondare l’etere con messaggi in cifra più disparati. Solo il 1° giugno Radio Londra trasmise 200 messaggi, rendendo chiaro a chi ascoltava che qualcosa stava per muoversi. E sarebbe stato qualcosa di grosso. Alla vigilia del del D-Day, poco prima che le lancette degli orologi dei paracadutisti alleati segnassero la mezzanotte del 6 giugno 1944, e che le luci verdi degli aerei li avvertissero che dovevano lanciarsi sulla Normandia, Radio Londra trasmise la celebre strofa della poesia di Paul Verlaine  “Chanson d’automne“: per avvertire una volta per tutte che l’invasione sarebbe iniziata da lì alle prossime 24 ore, dunque di stare pronti, e di colpire gli obiettivi affidati ad ogni gruppo della resistenza coinvolto: sabotare ponti e strade, o linee di comunicazione.

Les sanglots longsDes violons

De l’automne

Blessent mon cœurD’une langueur

Monotone.

 

“Feriscono il mio cuore con un languore monotono”, avvertì la radio, e alcuni francesi tripudiarono di gioia.  L’invasone, tanto attesa, era arrivata. All’alba l’orizzonte si sarebbe riempito di migliaia e migliaia di navi da guerra alleate, il cielo di aerei. E il D-Day avrebbe avuto inizio.

di Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
Nessun Commento

Pubblica un Commento