Un asso abbattuto nei cieli di Dunkirk: il vero eroe della battaglia di Francia era un ‘kiwi’

Nessuna finzione nel capitolo ‘Aria’ dell’ultima pellicola di Nolan; ma solo un condensato di attimi di coraggio. Si chiamava Alan e aveva ventidue anni il pilota della Royal Air Force che durante la operazioni di copertura aerea dell’evacuazione del Corpo di spedizione britannico (BEF) dalla Francia, venne abbattuto nei cieli di Dunkirk (inglesizzazione di Dunkerque) trovandosi costretto ad atterrare su una spiaggia non identificata al confine tra Francia e Belgio.

Nato ad Auckland nel 1917, come tutti i neozelandesi che avevano risposto alla chiamata della Royal Air Force (alla disperata ricerca di piloti capaci e pronti all’azione) era soprannominato ‘kiwi’ – come il celebre uccello senz’ali mascotte dell’ex possedimento d’oltre mare britannico -, e durante le numerose sortite condotte nelle ultime battute della Battaglia di Francia si era guadagnato il titolo di ‘asso’ abbattendo in pochi giorni 5 velivoli nemici.

Il 23 maggio Deere abbatté 3 caccia Bf-109 e il giorno seguente un caccia pesante Bf-110 ( la ‘punta di diamante’ della Luftwaffe secondo il feldmaresciallo Göring). Il 28 maggio durante l’ennesima missione di copertura dei cieli di Dunkirk – dalla quale erano già stati evacuati con successo 25.001 uomini – il Supermarine Spitfire Mk.I del pilota Deere viene centrato al radiatore dai colpi di un Dornier tedesco ed è costretto a cercare la salvezza tentando un atterraggio di fortuna sulla spiaggia. Riesce a scamparla.

Pur esibendo una vistosa fasciatura intorno alla testa – per coprire le ferite guadagnatesi nel duro impatto con il terreno all’atterraggio – una volta raggiunta per miracolo Dunkirk, Al Deere, in una singolare uniforme da pilota azzurro avio, viene accolto dalle critiche delle migliaia di soldati ammassati sulla spiaggia che inveiscono a gran voce contro l’aviazione. “Dove diavolo sei stato?”- Esclamavano in molti mentre aspettava anche lui il suo turno per essere evacuato, ha raccontato Deere al suo rientro in patria. Una volta riportato in Inghilterra, dopo neanche 19 ore. Alan Deere era già di ritorno al suo squadrone, il NO. 54, divenendo uno dei più famosi piloti da caccia della Battaglia d’Inghilterra, venendo insignito della Distinguished Flying Cross con Barra.

La RAF nell’evacuazione di Dunkirk

Spesso i duelli aerei avvenivano sopra la fitta coltre di nuvole che sovente copre i cieli della Manica, ecco perché non venivano visti da terra, dove i 400.000 soldati dell’armata anglo-franco-belga si sentivano come ‘topi in un barile’. Durante i 9 giorni dell’evacuazione di Dunkirk la Royal Air Forc schierò a rotazione 32 squadriglie di caccia tra Hurricane, Spitfire, Defiant perdendo 145 apparecchi e quasi la metà dei piloti sulla Manica. “I soldati sulla spiaggia pensavano che i piloti della RAF fossero seduti in Inghilterra a mangiare pancetta e uova (…) era quella la percezione comune, ma le cose erano ben diverse”, spiega in un’intervista il nipote di Al Deere, Brendon Deere, che vedendo il film in anteprima ha riconosciuto nel personaggio scritto da Nolan la risolutezza dello zio scomparso nel 1995.

Chi atterrò veramente sulla spiaggia con un Spitfire?

Non è finzione quella che mostra un aereo da caccia modello Spitfire costretto ad un atterraggio d’emergenza sulle lunghe spiaggie della Francia occidentale. Durante l’evacuazione di Dunkirk, oltre a quello di Deere, furono altri due i piloti inglesi che trovarono la salvezza atterrando poco distante dalla battigia. Lo Squadron Leader Geoffrey Dalton Stephenson, del 19° Squadron fu costretto ad atterrare sulla battigia della spiaggia di Sangatte dopo essere stato centrato al radiatore. Catturato immediatamente dai tedeschi passò il resto della guerra come prigioniero nel castello di Colditz – dove partecipò alla costruzione di un aliante con assi di letti e lenzuola, per un rocambolesco tentativo di fuga. Un altro pilota, Peter Cazenove, venne centrato da un singolo proiettile che aveva colpito il motore e venne costretto ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Dunkirk. Raggiunte le linee si unì al contingente che resisteva intorno a Pas-de-Calais ma alla resa fu internato nello Stalag III: il famoso campo di prigionia per piloti alleati immortalato nella pellicola ‘La Grande Fuga’. Cazenove fu uno dei pochi a salvarsi da quel campo per una motivazione peculiare: la sua stazza da rugbista non gli permise di fuggire attraverso il tunnel scavato dagli evasi. Per questo non venne fucilato come gran parte dei suoi compagni. Entrambi gli Spitfire Mk.I, recuperati negli anni ’80 e dopo un minuzioso restauro sono tornati a volare esibendosi ogni anno a Duxford.

di Davide Bartoccini

questo articolo è stato scritto per Il Giornale.it

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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