La morte silenziosa nell’Atlantico: gli u-boot e i loro assi

“Dei 40.000 uomini che hanno servito su U-Boot durante la guerra, solo 10.000 di loro hanno fatto ritorno a casa”

Nelle notti oscure dell’Atlantico, un occhio di ferro spunta dalle acque nere e indica ai predatori più voraci delle profondità marine – gli Uboot – la posizione della loro preda: i convogli degli Alleati che sui mercantili militarizzati trasportano aerei, cannoni, soldati e rifornimenti nel vecchio continente che cade in ginocchio di fronte alla “guerra lampo”. Di lì a poco verrà ordinato di allagare i tubi verranno; il comandante al periscopio terrà conto del beccheggio, della distanza, della corrente, e una salva di siluri lanciata silenziosamente sugli scafi indifesi. Dietro a lui il resto del branco di lupi che ha accerchiato il convoglio farà lo stesso. Il convoglio cola a picco in nel mare di fiamme che ora sovrastano il mare e illuminano a giorno l’oscurità. È la guerra moderna, spietata e letale, condotta dalla Kriegsmarine.

Barbe lunghe, spazi angusti, una doccia alla settimana e turni massacranti, è questa la vita dei sommergibilisti come il comandante del U-552, il famoso “diavolo rosso” Erich Topp. Ma come lui, a salpare dei bunker di cemento a pelo d’acqua di St. Nazaire e Lorient, saranno tanti a restare nella leggenda. Imbarcati sugli U-boot type VIIC, IX, e XXI, comandanti come Topp, Wolfgang LüthOtto Kretschmer diverranno “assi” della Marina: titolo attribuito ai comandanti che nel corso della loro carriera affondavano navi e bastimenti per un totale superiore alle 100.000 tonnellate di stazza lorda.

Metteranno a ferro e fuoco ogni convoglio in transito dalla West Coast, e silenziosamente arriveranno fino a New York City, ad osservare le luci dell’Empire State Bulgind e sentire il jazz alla radio. Come Reinhard Hardegen a bordo dell’U-123, che il 15 gennaio 1942, dopo aver seguito la stessa rotta della Mayflower, entra nel porto di New York: a dimostrazione che i lupi dell’Oceano possono tutto. Anche lambire la città più importante del nemico.

A capo di 40-50 uomini, con una riserva di 15-20 siluri, i comandanti degli U-boot seguendo la strategia del “branco di lupi” pedinavano i convogli alleati grazie alle informazioni entrate in possesso dello spionaggio della Kregsmarine che era in grado di tracciare i convogli in ogni loro spostamento dove aver decrittato i codici navali britannici.

La battaglia dell’Atlantico metterà a lungo in ginocchio gli Alleati, interdipendenti nella via di rifornimento che portava in Inghilterra e di lì nel Mediterraneo, le armi e gli uomini per frenare l’ascesa della Germania nazista. Solo la decifrazione della macchina Engima permise, gradualmente, di difendere i convogli dai sommergibili tedeschi, e dirottare su di loro una volta triangolata la loro posizione, i cacciatorpedinieri armati di bombe di profondità e i bombardieri marittimi della RAF.

Nonostante questo la Krigsmarine riuscirà ad affondare 2.840 navi mercantili e 175 navi da guerra. Perdendo tra il 1939 e il 1945 oltre 750 sommergibili con i loro equipaggi.

di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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