Cieli di fuoco in Iraq: cadono i Tornado

In volo radente sulle dune dell’Iraq, un Tonka inglese dal muso di squalo sfreccia nella sua missione di bombardamento. A bordo ci sono due John. Il Gr.1 ha sganciato i suoi confetti ed è in rotta per tornare a casa, ma entra nel mirino da un SAM iracheno. Surface-to-Air. La freccia a combustibile solido prodotta in Unione Sovietica lo colpisce danneggiandolo gravemente. Il bombardiere fa una fiammata nella notte e perde l’assetto. John prende un botta, l’altro John si aggrappa alla manetta “eject”. Salta il tettuccio e i seggiolini eiettabili vengono sparati fuori dall’abitacolo. Si aprono i paracadute. Cadono dolci sulla sabbia fredda. Poco dopo i soldati di Saddam, Ak-47 alla mano, li faranno prigionieri.. all’alba il Tornado color sabbia con il muso schiacciato fa già parte del paesaggio. È  il 17 gennaio del 1991.

La stessa notte, un altro Tornado, IDS del 155° squadrone del Gruppo “Graffer” dell’Aeronautica Militare è in volo nei cieli del Kuwait. A bordo ci sono un maggiore e un capitano, Gianmarco e Maurizio. A poca distanza dal loro obbiettivo il Tornado sta approcciando una tanker per effettuare il rifornimento in volo e proseguire. Le turbolenze sono molto forti. L’aggancio avviene con successo, e i due italiani si lasciano distrarre per un istante sulle luci ancora accese in quella città appena occupata. Kuwait City. A rifornimento eseguito la tanker si disimpegna e loro proseguono sulla rotta prestabilita che li porterà a sganciare bombe a caduta libera Mk.83 su uno dei tanti depositi di munizione nel sud dell’Iraq – saranno gli unici della formazione. In prossimità del target sorvolano postazioni nemiche entrano nei radar della contraerea. Iniziano ad essere bersagliati. Cercano di ingannare i radar che li hanno illuminati con gli “chaff” rilasciati dal navigatore, ma non servirà a niente. Il Tornado viene centrato due volte. Il loro destino sarà lo stesso.

Qui sotto la registrazione della conversazione sul crash recorder prima d’essere abbattuto.

Cocciolone: “Eccolo lì piano un po’ più a destra… un po’ più in alto… Dai che lo pigli… A destra, piano…No, no, via-” Bellini: “Dio se balla! Ok, aspetta che mi tiro indietro…” – Cocciolone: “Stiamo rifornendo, stand-by.” – Bellini: “Madonna mia… Non riesco neanche a tenerlo dritto. Non ho mai visto una roba del genere.” //  A rifornimento eseguito, il Tornado è pronto per l’attacco al suolo e procede sulla rotta prestabilita. // Cocciolone: “Ok, dopo viriamo per prua 294.” – Bellini: “Ok, Kuwait City è ancora accesa, meno male.” – Cocciolone: “Eh?” – Bellini: “Mi era venuto il sintomo che non ci fosse nessuno, a Kuwait City” // Qualche istante dopo, il velivolo si trova sull’obbiettivo designato //  – Cocciolone: “Ok, ci siamo, via… Mike. Due miglia, poi viriamo inbound al target, 276.” – Bellini: “Ok.” – Cocciolone: “Ok?” – Bellini: “Un miglio, 276 dopo?” – Cocciolone: “Sì, 276.” – Bellini: “Va beh, inbound da subito.” – Cocciolone: “Ok, comincia a andare, vai. […] Ok, committa.” – Bellini: “Ok, sono andate.” // Da questo momento si sente un cicalino di sottofondo, a indicare che l’aereo viene illuminato da un radar della contraerea irachena. //  – Bellini: “Butta via le taniche! Butta via le taniche!” – Cocciolone: “Ok! …sganciate. 500 piedi, vai più in basso, 400 piedi!” – Cocciolone: “Ci sei, 200 piedi, stabilizzati così. 200 piedi, ok sei inbound, vai così… Livella, livella, livella!” – Bellini: “Roger.” – Cocciolone: “Livella!” – Bellini: “Ok, vai!” – Cocciolone: “Sei basso, 200 piedi, tutta canna… Così, le taniche le ho buttate.” – Bellini: “Ok.” – Cocciolone: “Tutta canna.” //  In questo momento, probabilmente, la contraerea irachena sta tirando molto vicino al velivolo. // Bellini: “Chaffa, chaffa!” – Cocciolone: “Sto chaffando, vai… vai così.” – Bellini: “Chaffa al massimo!” – Cocciolone: “Sto chaffando, tutta canna. Vai giù.” – Bellini: “I motori sono ancora buoni…” – Cocciolone: “130 piedi, 120 piedi, vai così.” –  // Si sente un crepitìo sordo, e scatta un allarme incessante in cabina. //poco dopo Bellini grida: “EJECT EJECT!” poi il silenzio.

Entrambi gli equipaggi sopravvissuti all’eiezioni dai velivoli verranno catturati da pattuglie irachene che li tradurranno in carcere per essere interrogati, sotto tortura. Nelle foto diffuse dalle reti televisive irachene appariranno tumefatti e contusi. Verranno liberati dopo il successo dell’offensiva alleata e la ritirata dell’Esercito Repubblicano Iracheno dal Kuwait. Fu l’ultima volta nella storia recente in cui dei piloti Nato sono caduti mano nemica.

Di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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