Mosquito in picchiata! Raid sulla prigione di Amiens

Febbraio 1944, in una base dalla Royal Air Force dell’Inghilterra meridionale, tre squadriglie di cacciabombardieri Mosquito VI attendono l’ordine di spiccare il volo d’innanzi a un manto di neve candida, che si è accumulata di giorno in giorno nelle ultime settimane di cattivo tempo sulle lunghe piste di cemento.

Gli equipaggi mordono il freno, mentre gli avieri caricano nei vani interni due bombe dirompenti da 500 libre per ciascun aereo, controllano i motori e caricano i cannoncini da 20 mm che sputeranno fuoco dal muso gentile di quel grosso bimotore di legno prodotto dalla de Havilland. La missione è segreta, le informazioni sulla natura della stessa e la rotta per raggiugnere l’obiettivo verranno fornite poco prima del decollo. Il nome codice della missione è “Jericho”. Operazione Jericho. Vi prenderanno parte 19 equipaggi di due uomini. Membri del 487 Squadron neozelandese della Royal Air Force , del 464 Squadron della Royal Australian Air Force e del Squadron 21 della Royal Air Force britannica. Praticamente un Commonwealth dell’aria. Lo squadron leader è il capitano Percy Pickard. Ogni pilota e ogni navigatore sono pronti all’azione, indossano le loro tenute di volo, i pesanti giacconi Irvin e i giubbotti salvagente mae-west; provano le loro nuove maschere per l’ossigeno G type; nelle tasche hanno mappe di seta per raggiungere le vie di fuga se venissero abbattuti, franchi e sterline per farsi aiutare dalla popolazione civile, stivali da volo di quel nuovo modello che può essere tramutato, attraverso una zip, in paio di comuni scarpe civili: per passare inosservati tra la popolazione una volta a terra. 

La telescrivente batta l’ordine e a tutti gli equipaggi viene svelata la natura della missione: si vola dritti sulla prigione di Amiens, un complesso di edifici di mattoni rossi nella Francia occupata; l’obiettivo è aiutare a fuggire 120 maquisards, partigiani, prigionieri francesi condannati a morte dalla Gestapo per aver aiutato gli alleati. È una richiesta d’aiuto invocata dalla Resistenza. Se la missione non andrà a buon fine, 120 persone verrano sicuramente fucilate per aver contrastato le attività naziste e scoraggeranno altri a seguirli nella lotta al Nazismo e alla Francia di Vichy. L’attacco è previsto per il 18 febbraio alle 12.00 in punto. La scorta sarà composta da una squadriglia di Hawaker Typhoon.

Gli aerei lasceranno la base e la punta di Littlehampton, – attraversano la Manica, sulla costa francese: Tocqueville – Senarpont – Bourdon – sud di Doullens – Bouzincourt – giungeranno all’obiettivo e poi faranno ritorno: svolta a destra – Saint-Sauveur – Sénarpont – Tocqueville – Hastings e infine la base.

Le istruzioni sono state impartite, gli uomini salgono dalla scaletta e si sistema nell’abitacolo doppio, e uno dopo l’altro i Mosquito lasciano la pista tra gli sbuffi di neve che vengono alzati dalle potenti eliche che rendono il Moscone uno degli aerei più veloci in forza alla RAF. Le formazioni volano radenti a 50 metri sulla Francia, e i Mosquito del gruppo neozelandese sono incontrano sulla loro via convoglio militare di carri armati e camion di munizioni. Uno dei Mosquito non vuole rinunciare all’occasione, si stacca dalla formazione picchia e apre il fuoco, la pioggia di proiettili di cannoncino va  a segno qualcosa salta in aria. È un istante e i mosc0ni fuggono via verso il loro randez-vous. Volano così bassi da sfiorare le cime dei pioppi.

Alle 12.00 in punto la prima squadriglia che raggiunge l’obiettivo in volo radente, a meno di 30 metri da terra, sgancia le bombe sulle mura perimetrali del complesso carcerario non appena entrano nel collimatore, per aprire un varco e permettere la fuga ai detenuti. Almeno 8 bombe vanno a segno. L’attacco della prima ondata dura pochi minuti. Sul lato Sud una braccia è aperta. Due bombe hanno centrato la caserma dove si trovano la maggior parte dei militare tedeschi di guarnigione. Seguono altre due ondate sulla prigione dalla quale ora s’innalzano lunghe colonne di fumo grigio, che portano sull’obiettivo svelato le formazioni di Fw 190 che insieme alla Flak riesciranno a buttare giù 3 Mosquito. Ma l’operazione è un successo: 258 prigionieri sfruttano la breccia e fuggono in ogni direzione; 102 verranno ricatturati e molti giustiziati.

Il capo della formazione, il ventottenne Percy Pickard e il suo navigatore, il tenente ventitreenne John Broadley, perderanno la vita. Abbattuti da un 109 del JG 26. Un altro Mosquito, pilotato dal tenete Sampson, che perderà anch’esso la vita, sarà costretto ad un atterraggio d’emergenza per i danni riportati, nei pressi di Villeroy. Un terzo Mosquito, pilotato dall’australiano Ritchie schizzerà a 300 km/h sulla terreno in un altro atterraggio di fortuna, per fermarsi nel mezzo di un meleto. L’equipaggio verrà catturato. Pickard e Broadly sono tuttora sepolti nel cimitero Saint Pierre d’Amiens. La Resistenza, rassicurata da questo impegno di uomini e mezzi, proseguirà nella lotta. Il D-day arriverà presto, e sarà possibile anche per merito dei maquisards liberati da Amiens.

di Davide Bartoccini

 

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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