Quando la CIA chiese a quel matto di Hughes di recuperare un sottomarino sovietico

Oceano Pacifico, 85 chilometri ad est delle coste del Giappone. Navi e aerei militari setacciano giorno e notte un tratto di mare circoscritto all’ultima traccia radar lasciata da un caccia stealth di ultima generazione prima di scomparire dagli schermi. Si tratta in un F-35 in forza all’Aeronautica giapponese, sparito ormai più di due settimane fa. Nessuna traccia del pilota, nessuna traccia del relitto. Il pericolo? Che russi e cinesi lo trovino per primi, e lancino una missione di recupero “clandestina” per entrare in possesso dei segreti e delle tecnologie militari più sofisticate della Nato: compromettendo l’intera segretezza del programma JFS.

Speculazioni di fantasia degne di un romanzo di Tom Clancy ambientato nella Guerra Fredda? Non esattamente. Perché c’è un precedente nella storia delle missioni di recupero clandestine, ad opera della CIA, con la copertura di uno dei personaggi più controversi e affascianti del XX secolo: l’egocentrico miliardario e magnate del petrolio Howard Hughes.

Marzo 1968, un sottomarino sovietico codificato K-129 salpa per il pattugliare il Pacifico e si spinge oltre le rotte abitudinarie per rispondere all’attività sempre più aggressiva della flotta americana. Porta con se un carico di missili nucleari. D’un tratto il sottomarino smette di rispondere ai messaggi di routine, smette di rispondere ad ogni tipo di sollecitazione dal comando di Vladivostok. Il silenzio radio è definitivo. Dopo tre settimane viene dato per disperso da Mosca, che lancia una missione di ricerca che non passa inosservata dall’intelligence della Marina americana. In realtà il K-129 è affondato al largo delle Hawaii, portando sul fondo dell’oceano 98 anime e i tutti i segreti della potenza sovietica che un sottomarino nucleare può custodire. 

Due mesi di ricerche non sortiscono alcun effetto. Il Cremlino passa la mano, convinto che nessuno possa individuare e tanto meno recuperare il battello. Ma sottovaluta il proprio avversario; l’intelligence americana infatti ha incrociato le anomalie idroacustiche che potrebbero essere collegate a un esplosione sottomarina, e segna con una x il punto dove il K-129 potrebbe essersi inabissato. Un sofisticato mini-sub rilasciato dal sottomarino segreto Halibut lo individua. Il problema è come tirarlo su. Ed è qui che entra in ballo la CIA. Elaborare un’altisonante operazione di copertura che permetta a una nave americana mai vista prima di stazionare nel Pacifico e tirare su dal fondale il relitto del sottomarino con il suo tesoro di libri cifrati, tecnologia e missili nucleari. 

A fornire la copertura perfetta per questa missione top-secret sarà quel pazzo di Hughes. Il miliardario solitario e visionario sul quale girano già decine di leggende. Il megalomane perfetto che potrebbe davvero desiderare il primato sul mercato minerale tanto da decidere di costruire una nave grande 3 campi da calcio per estrarre direttamente dal fondale oceanico enormi noduli di manganese. 

In realtà la nave, chiamata Hughes Glomar Explorer, nasconde un artiglio capace di tirare su da fondale le 2000 tonnellate di peso di un sommergibile sovietico che giace nella sua tomba sommersa. Ci vorranno sei anni e centinaia di milioni di dollari, ma nel 1974 l’operazione ha il via, e il mastodontico recupero clandestino, consumato sotto gli occhi di navi spia russe che si domandano cosa stia accadendo, senza sapersi dare una risposta, avviene. Qualcosa andrà storto tuttavia. Il sottomarino in fase di sollevamento si spezza e solo una delle sezioni arriva in superficie parzialmente intatta.

A rivelarlo saranno i documenti della Cia desecretati decenni dopo sull’operazione Azorian e alcuni testimoni, che parleranno del recupero di due missili nucleari, alcuni libri in codice e della “campana”, che di norma è posizionata della torre di comando – insieme ai corpi di 6 marinai russi.

Al tempo il segretario di Stato americano Henry Kissinger non smentì né confermò il successo dell’operazione. Ma la storia ha lasciato un precedente importante nelle operazioni di spionaggio di questo genere; e anche se non siamo realmente al cospetto di una nuova Guerra Fredda, secondo gli analisti il tratto di mare del Pacifico nel quale potrebbe essere caduto l’F-35 con i suoi “segreti” pullula di attività sottomarina, e i sottomarini, non sono tutti dalla parte dello Zio Sam.

di Davide Bartoccini per Il Foglio

Davide Bartoccini
dav.bartoccini@gmail.com
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